Heliopause – Destination Planet Earth (Robotmachine Records)

Chi rappresenta l’underground? Difficile dare una risposta secca a questa domanda, perchè i nomi potrebbero variare in base ai nostri gusti e alla nostra concezione di “sotterraneo”. Credo comunque che si possa dare una definizione più o meno precisa, indicando come underground tutto quello che viene ideato e sviluppato nei meandri dell’oscurità, lontano dalla luce dei riflettori dei clubs più chiacchierati, lontano dalle copertine patinate dei giornali e ancor più distante da tutto quello che nasce espressamente per il segmento mainstream. Detto ciò, alla neonata Robotmachine Records spetta di diritto un posto in questo tipo di underground, che non è quello che in tanti credono di conoscere. Mosso dall’amore per l’Electro old school, spesso imparentata con l’Hip Hop dei primi anni Ottanta, Thomas Werner alias Dynamik Bass System fonda la sua personale label e la inaugura strabiliando chi, dietro l’Electro coniata a Detroit oltre un ventennio fa, vede ancora un futuro. Unendo energia e creatività con Keith Tucker e Tommy Hamilton (ossia gli Aux 88), Werner impianta il progetto Heliopause che, con “Destination Planet Earth”, fornisce un degno continuum a tutto quel movimento artistico fermentato intorno alla figura mitologica dei Drexciya. Tematicamente in scia ai mai dimenticati Newcleus (ricordate “Destination Earth (1999)”?), gli Heliopause lavorano ritmi sincopati di TR-808, vocoder, fluttuazioni melodiche astrali, bassi attorcigliati come fili di lana in un brano-inno a cui seguono i simili (ed altrettanto sommi) “Forward” e “Subtransmission”, in cui si riscopre anche l’uso della TB-303 (in un esperimento taggabile come Electro Acid) e le tipiche immagini evocative che Dynamik Bass System ha sinora proiettato nella nostra immaginazione. L’edizione in vinile (è un picture) resta confinata alle 450 copie.

Commenta Heliopause – Destination Planet Earth (Robotmachine Records)