#184 -Nuova compilation per Poker Flat

Dead Man’s Hand“: s’intitola così la sesta compilation marchiata Poker Flat, tra le labels antesignane di un certo modo di vedere ed intendere house e techno. I due generi musicali infatti, secondo la filosofia dell’etichetta di Amburgo, sono da sempre interpretati come intersezione e non antagonismo sfrenato. House e techno oggi si compenetrano a vicenda e quella che solo nel 2001 sembrava solo una fantasiosa utopia è divenuta una stabile ed affermata realtà. La techno si fonde nella house e la house nella techno: questo il punto d’inizio per Steve Bug che, come da tradizione, seleziona il cd 1 scegliendo tracce come “Man High” di Martin Landsky, “Do It Right” di Matthias Heilbronn, “The Whisper Had It” di Simon Flower ed altre ancora di Aril Brikha, Maik Loewen e solo una manciata di inediti (Jeff Samuel con “Relapse” e Dan Berkson & James What con “Indigo”). Più vincolato alle novità appare invece il secondo cd mixato per l’occasione da Clè (dei Märtini Brös insieme a Mike Vamp): il tedesco si diverte ad intersecare ritmi e suoni, spesso cristallini, di Raudive, Martin Landsky, Maik Loewen, Dan Berkson & James What e molti inediti tra cui Guido Schneider & Florian Schirmacher, Ryo Murakami e Steve Bug. Poi tira in ballo anche la sua “All Dried Out”. Microhouse e microtechno, i due canali sonori che stanno rappresentando in modo più netto la fine del primo decennio del nuovo millennio. Due stili che hanno conquistato proprio tutti. O almeno quasi.

-Siriusmo “Diskoding” (BoysNoize Records): è passata appena una settimana da quando vi parlai di “Allthegirls” ed ecco che torno a descrivere la musica di Moritz Friedrich, uno che di novità da farci ascoltare ne ha davvero tante. E mai replicanti o paragonabili a tools facilmente assemblabili secondo la ricetta ‘cut & copy’. In “Simple” potreste ritrovare la magia dei primi Daft Punk mischiata alla trionfante orchestralità alla Justice, più distorta nel reprise (“Too Simple”). Meno eclatante il remix di Boys Noize confezionato per “Mein Neues Fahrad”, più sordido di energia rispetto a lavori passati. Poi trovo l’onirico “Schreitmaschine”, che potrebbe essere paragonato a Mutron e il fantastico “Diskoding” ove attitudini da pellicole anni ottanta intersecano il pfunk del duemila. Individuo la mia preferita in “Diskozinzin” in cui ritmi quasi hi-nrg alla Ural 13 Diktators legano con un bassline parlante che sprona al movimento. Al termine di tutto, quasi come un capolinea, c’è “Last Dear” in cui il calo dei bpm è ad appannaggio di uno stile più rarefatto e quasi da warm up. Inarrestabile Siriusmo!

-Killdahype “Electro Boy Is Back E.p.” (Vokuhila): dopo un lunghissimo periodo di gestazione la Vokuhila rilascia il suo #016 che prosegue il discorso nel solco di una dance elettronica che attinge elementi del passato trasportandoli in complessi futuristici. “Alone” è electro-pop dai riferimenti italo, un pò triste e melanconica, con una voce che a volte sfiora la timbrica sibillina alla Miss Kittin. “Electro Boy Is Back” invece è tutt’altra cosa: a condurre il gioco è la costruzione sincopata dei ritmi più direzionati verso il break. A riportare i canonici 4/4 è il belga Thomas Sari, vecchia presenza di Vokuhila, che ne riscrive le partiture armoniche mediante la sovrapposizione tra funk e deep. Ps: in digitale troverete tre esclusive, “Testarossa”, “Top Notch Killers” e “Break The Beat”: segno che il mercato ‘senza supporto fisico’ stia acquistando sempre più valenza.

-Andy Romano & Fred Ventura “Open Your Eyes” (Disco Evolution): sussidiaria della Flashback di Vääksy (Finlandia) diretta dal buon Kimmo Salo, la neonata Disco Evolution offre un’uscita che definire grandiosa sarebbe decisamente riduttivo. La Vulcan Mix di “Open Your Eyes” è potente almeno quanto l’Alden Tyrell più combattivo e la voce di Ventura, simbolo (ancora) splendente del panorama italo-disco, è qualcosa di epico, da pelle d’oca, che non teme alcun confronto. L’Hypnoosi Mix, curata da Jani Lehto (Star You Star Me) e Kim Rapatti (New York City Survivors), invece ne ovatta l’impatto italo convergendo in modo più diretto verso una parabola melodica romantica che trovo più indicata all’airplay radiofonico. Tra le due è posizionata “Robot Matador”, autentico anthem electro-disco-retro dai ritmi sincopati dominato da vocoder e melodie new-wave. Peccato (per voi che leggete) che non sia facilmente reperibile. La mia copia è già sotto chiave.

-Telespazio “Galileo” (Tiny Sticks): tra i principali sostenitori della nu-disco italiana concepita come risposta a quella nordica promossa da Hans-Peter Lindstrøm & Co., Fabrizio Mammarella si reinventa attraverso il progetto Telespazio. Non molto lontano dalle fantasie impresse nei solchi di trascorse esperienze su Bear Funk ed Hairy Claw, “Galileo” è cosmico quel che basta per far tornare alla mente l’afro mischiata all’elettronica. Più selvaggiamente guidato dal suono plastico è invece il remix di Rodion, altro nome che ci fa sentire fieri di essere italiani all’estero. La versione del romano è più sintetica e piena sino all’orlo di citazioni ad 8 bit che faranno felici gli irriducibili (come me) del vintage-style. Il tutto sulla londinese Tiny Sticks.

-Franz Falckenhaus “The Europa Judgement” (Strange Life): la creatività di Danny Wolfers non conosce nè soste nè confini. Per la sua ennesima apparizione sotto mentite spoglie sceglie di adoperare sinistri rintocchi orchestrali, concatenazioni armoniche di notevole rilievo espressivo, scroscianti sovrapposizioni di suoni analogici di altri tempi, traumatici toni oscuri, senso di tensione claustrofobica, permanente stato di timore per qualcosa che, forse, mai verrà. Wolfers è un musicista e non un semplice produttore di musica e ad emergere sempre con più frequenza negli ultimi tempi è un volto da cineasta, solo talvolta sospinto su ritmi vagamente riconducibili al segmento dance (“Alpenland Detective”). Soundtracks di film horror o meglio, di spionaggio durante la guerra fredda: questo il contenuto di “The Europa Judgement”, naturale proseguimento di “Stories From My Cold War” che, già nel 2006, aprì le porte ad un suono visionario e, perchè no, intellettualista. Alla fine si finisce davvero col pensare che l’olandese di Den Haag abbia davvero tutti i meriti per rientrare in un segmento più ampio rispetto a quello di un semplice strimpellatore di strumenti elettronici senza cavi.

-Moog Conspiracy “Elements Of Density” -remixes- (Elektrotribe): la label di Romain Favre si presenta al cospetto del 2008 come una delle realtà più agguerrite del panorama digitale. Per questa prima apparizione del nuovo anno ricorre ad una serie di remix effettuati per alcuni brani dell’omonimo album. Moog Conspiracy si propone come coordinatore di electro, techno e suoni psichedelici, triade che però nelle rivisitazioni ad opera di Nick Zero, Jakob Seville, Alex Tomb, Danjel Esperanza e Voodoo J acquistano nuovi caratteri, dal minimal al trip-hop. Variegato, come un gelato da gustare sino in fondo.

-Kawabata “Persuation” (Drumpoet Community): nell’attesa di rilasciare l’ambizioso progetto in cd la Drumpoet Community torna nei negozi col nuovo Kawabata, prosecuzione del fortunato “Kadena” uscito nel 2006. Alex Storrer, nella sua Original Mix, non perde di vista il concetto di deep-house, pura, senza compromessi, dai continui rimandi alla house statunitense di circa venti anni fa. A lasciare più spazio al modaiolo microsound è invece il remix di Serafin, improntato sul ‘Villalobos style’ in cui, comunque, non viene a mancare la componente deep, linfa vitale della coraggiosa label di Zurigo fondata da Ron Shiller, Tobi Foster, Alex Gustafson ed Alex Dallas.

-Mathew Jonson “Symphony For The Apocalypse: New Age Revolution E.p.” (Wagon Repair): titolo lunghissimo per il ritorno di Mathew Jonson, indiscusso artista della new-school d’oltreoceano che conferma il suo essere poliedrico ed eclettico. Ogni volta che si ascolta una sua produzione è una sopresa, come se fosse sempre un esordio. Oggi, con la title-track, sfiora addirittura l’idm e l’experimental, non esageratamente strambo ed astratto come quello di Aphex Twin ma quel che basta per mandare in tilt chi si aspettava un follow-up di “Marionette” o “7.19 Fm David”. Ritmi ciclicamente pervasi da effetti lasciano poi spazio a “Twin Cobras”, disseminata di riferimenti dub-techno, con tanto di reminiscenze alla Skinny Puppy (peraltro suoi concittadini). Ad emergere dal nuovo Wagon Repair è quindi un lato dark e tremendamente gotico per il producer di Vancouver a cui non interessa imbrigliare o porre limiti alla sua fervida creatività.

-COKT “Too Many Machines” (Auralism Recordings): uscirà il 13 marzo questo Auralism che guarda solo in una direzione: quella della techno postmoderna, ‘groovosa’ e a volte spiegazzata dai glitches. A dire il vero, dopo i primi due minuti di marcia, l’Original imbocca una strada più sofisticata con synths e vocoder in primo piano che ci lasciano scrutare scenari leggermente diversi. Maggiormente incentrati sui grovigli ritmici sono invece i due remix: quello di Franklin De Costa, pieno di effettistica e quello di Argenis Brito in cui i suoni piallati dei synths vengono ricamati intorno ad un groove inarrestabile.

Electric greetz

DJ GIO MC-505

Giosuè Impellizzeri

Giornalista musicale, consulente per eventi, reporter per festival internazionali, produttore discografico, A&R e promoter per una label, autore della colonna sonora di un videogame, autore di un libro dedicato alla Dance anni Novanta, selezionatore e redattore di shows radiofonici, Dottore in Beni Culturali: tutto in uno. Giosuè Impellizzeri da un lato, DJ Gio MC-505 dall'altro. Le prime recensioni appaiono su una fanzine, nel 1996. Dopo quattro anni inizia il viaggio che si sviluppa su testate cartacee e sul web (TheDanceWeb, Cubase, Trend Discotec, DiscoiD, Radio Italia Network, TechnoDisco, Jay Culture, Soundz, Disc-Jockey.it, Basebog, La Nuit, Jocks Mag, AmPm Magazine). Ogni anno dà vita ad oltre seicento pubblicazioni, tra articoli, recensioni ed interviste realizzate in ogni angolo del pianeta. Tutto ciò gli vale la nomina, da parte di altri esponenti del settore, di 'techno giornalista', rientrando tra i pionieri italiani del giornalismo musicale sul web. Nel 2002 fa ingresso nel circolo dei DJs che si esibiscono in Orgasmatron, contenitore musicale di Radio Italia Network, proponendo per primo in un network italiano appartenente alla fascia del mainstream un certo tipo di Electro, imparentata con la Disco, il Synth Pop e la Techno. Nel medesimo periodo conduce, per la stessa emittente e in particolare per il programma di Tony H e Lady Helena, la rubrica TGH in veste di inviato speciale alla ricerca di novità musicali provenienti da tutto il mondo. Per quel che concerne la sfera della produzione discografica, dopo le demo tracks realizzate nella seconda metà degli anni Novanta, incide il primo EP tra 2001 e 2002, "Android's Society", che contiene "Commodore Generation", remixata dai finlandesi Ural 13 Diktators, finita nella top-ten dei più suonati sulle passerelle di moda milanesi e supportata da nomi importanti tra cui Tampopo, David Carretta, Vitalic, Capri, DJ Hell e Romina Cohn. La storia continua con altre esperienze, vissute prima tra le mura della H*Plus di Tony H ("Tameshi Wari EP" e "Superstar Heroes EP") e poi tra le fila delle tedesche Vokuhila ("Engel Und Teufel EP", con "El Diablero" remixato dagli Hong Kong Counterfeit e Maxx Klaxon), 38db Tonsportgruppe ("Borneo EP", col remix Electro Disco di Chris Kalera) e della slovena Fargo (col rombante "Technomotor EP"). Dal 2005 al 2008 affianca Francesco Passantino e Francesco Zappalà nella conduzione della Tractorecords e della Laboraudio, digital-label concepita come laboratorio di musica finalizzata alla valorizzazione di artisti appartenenti al sottobosco creativo. Poi collabora col bolognese Wawashi DJ (oggi nel chiacchierato progetto Hard Ton) per "Gary Gay", si lascia remixare dallo svedese Joel 'Jor-El' Alter ("Stroboscopic Life"), partecipa al "The Church Of Pippi Langstrumpf" su Dischi Bellini e viene invitato dall'etichetta berlinese Das Drehmoment a prendere parte al progetto "Rückwärts Im Uhrzeigersinn" insieme ad altri artisti di spessore internazionale tra cui Kalson, Replicant, Makina Girgir, Starcluster e Polygamy Boys. Nel 2010, dopo nuove esperienze discografiche ("Gaucho", su Disco Volante Recordings, coi remix di Gabe Catanzaro, Hard Ton, Valyom & Karada, Midnight Express e Bangkok Impact, e "The World In A Pocket EP", su Prodamkey/Analog Dust, avvalorato dalle versioni di -=UHU=-, Alek Stark, Downrocks, Snuff Crew, Gesloten Cirkel e Metacid), diventa free lance per DJ Mag Italia, versione italiana della celeberrima testata editoriale inglese dedicata alla musica elettronica e alla DJculture. In parallelo fonda, con l'amico Mr. Technium, la Sauroid, etichetta che si propone come punto di raccordo e diffusione di diversi stili tra cui Acid House, Italo Disco, Electro, Nu Rave e Chiptune.

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