#186 -Love In C Minor, la nuova label di Mooner

Sono in pochi a sapere che l’album “Leichenschmaus” di Zombie Nation fu prodotto a quattro mani con l’amico Mooner. E sono ancora in meno quelli a conoscenza del fatto che anche la hit planetaria “Kernkraft 400” fu il risultato della stessa collaborazione, ai tempi esternata parallelamente come Krankenwagen. Emanuel Günther, per gli Mooner, è artefice anche di altri progetti, meno eclatanti a livello popolare rispetto a Zombie Nation, come Club Le Bomb (con Catriona Shaw dei Queen Of Japan) ed Hart Of Noise (con Generation Aldi). Nel 2000 fonda la Erkrankung Durch Musique con l’intento di dare avvio ad un filone musicale che prenda in considerazione la musica elettronica nella sua evoluzione (dagli anni settanta all’età contemporanea) attraverso ramificazioni punk, new-wave, electro, industrial, synth-pop e credendo ciecamente in artisti come Steril, Hong Kong Counterfeit, Mix Mup, Vostok, Nicolas Courtin, Acid Boy Chair ed Auto. La valenza ideologica però, come spesso accade, non trova appoggio nel mercato e di conseguenza Erkrankung Durch Musique finisce con l’arenarsi. Mooner trova riparo tra le mura della Compost di Michael Reinboth che gli affida la supervisione del primo capitolo di “Elaste” ma la voglia di tornare a credere in prima persona su nuovi progetti è tanta. Così nasce la Love In C Minor, nome che paga il tributo al classico di Cerrone targato 1976, label che terminerà la sua corsa alla decima uscita. Le pubblicazioni, la cui tiratura sarà sempre limitata alle 500 copie, avranno inizio a breve col 12″ di POLLYester intitolato “You Are Amen” che racchiuderà anche un remix ad opera dello stesso Mooner. Certo, aprire oggi una label di supporti ‘fisici’ come cd e vinile equivale quasi ad un suicidio visto il crollo verticale delle vendite ma a volte la voglia di condividere la musica col mondo è talmente grande da bypassare anche ostacoli all’apparenza insormontabili. Qui c’è solo da applaudire. Per ulteriori info cliccate su http://www.myspace.com/loveincm.

-Aa.Vv. “Raw Files Vol. 1” (Raw Files): le fotografie in formato raw scattate con le fotocamere digitali più avanzate e professionali vengono proiettate in un’emblematica raccolta nata sotto l’egida della Z-Bop fondata nel 2003 da David Kempston e Steve Horne. Interpreti d’eccezione, in una playlist da ascoltare con cognizione di causa, sono artisti ‘sotterranei’ come Dynarec, Dan Lodig, Clatterbox, Goliath, Nanobot, Manasyt ed altri ancora che, con le loro creazioni, evocano toni scuri, nebbiosi, liquefatti, gotici, tenebrosi, con le sincopi a troneggiare su tutto. Il paragone più veloce ed ovvio è con le produzioni olandesi della Bunker di mr. Tavares. Uscirà il 17 marzo.

-Ben Mono “Hit The Bit” -remixes- (Compost): punto di partenza per questo trittico di remix è ancora l’affascinante album del 2007 che ha meritatamente raccolto, in tutto il mondo, favorevoli consensi. Della versione originale, un hip-hop mescolato ad influenze futuriste, rimane ben poco nel remix di Loose Cannons, electro-house facile, da sfruttare in radio per le programmazioni pomeridiane. Non distante è il senso della versione di Dibaba, sviscerata dalle sovrapposizioni sonore a cui ci hanno abituato artisti come Steve Angello, Sebastian Ingrosso ed Eric Prydz. Ad attirare maggiormente la mia attenzione è la visione di Lorenz Rhode, forse poco proponibile nei clubs di massa ma dall’impostazione meno prevedibile e più succulenta. Le metriche sincopate alla Afrika Bambaataa sposano il pfunk e il risultato è qualcosa che mi porta a pensare a Putsch ’79 e Seymour Bits. Radioso, proprio come una giornata di sole primaverile.

-Ssion “Clown” (Sleazetone Records): ad aprire il catalogo della Sleazetone è “Clown”, estratto dal recentissimo album “Fools Gold” di cui in Europa se ne parla ancora poco. “Clown” è un sagace accostamento tra hip-hop ed electro, un pò sulla falsariga di Uffie, con riverberi indie e tanto cantilenante da poter far presa anche su qualche attento programmatore radiofonico. Poi è la volta di una vera parata di remixes trainati da quello pacato dei Glass Candy seguito dal dub-step di MOVES!!! coi vocalizzi alla Justin Timberlake, dai vocioni e scariche indie-rave del Noiss (ad opera degli stessi Ssion), dal massiccio ritmo dance di Chrissy Murderbot e dal tagliente contorno di Dj C, plasmatore di una sorta di neo-jungle, meno etnica rispetto a quella in voga negli anni novanta e mischiata al pop d’avanguardia. Chissà se questa band punk, nativa di Kansas City, prenderà piede anche qui da noi.

-The Mole “Baby, You’re The One E.p.” (Wagon Repair): estratte dall’album di prossima pubblicazione “As High As The Sky” le due nuove tracce di Colin De La Plante seguono il percorso storico che va ad agganciarsi direttamente alla groovy-techno tanto in voga qualche anno fa. “Baby, You’re The One” spinge con vigore su loops intrecciati l’uno all’altro facendo l’occhiolino allo stile promosso a lungo da personaggi come Monika Kruse, Adam Beyer, Cari Lekebusch, Bando, Marco Bailey e chi più ne ha più ne metta. A dire il vero in questa traccia si riesce anche a scrutare, senza nemmeno troppa difficoltà, una luminosa presenza funky che avvicina il tutto agli schemi compositivi seguiti per anni dalla scuola napoletana (leggi Vigorito, Parisio, Carola, Cerrone, Squillace) con tanto di filtri sui samples vocali. Meno ritmico e più melodico invece il contenuto di “Crackbeat”, fluido e segmentato come certe cose di Michoacan. Un vero schianto questo Wagon Repair, label che sorprende piacevolmente ogni volta che torna nei negozi di dischi. E, per fortuna, è una cosa che accade molto spesso negli ultimi tempi.

-Chicks On Speed “Art Rules” (Chicks On Speed): pestifere e non facilmente inquadrabili in un contesto musicale ben preciso, le Chicks On Speed ritornano in una veste che ha il sapore dell’electroclash tanto in voga tra 2001 e 2003. “Art Rules” è una bella canzone, melodica quanto lo erano i brani delle Client, piena di vitalità, energia, voglia di esagerare, divertirsi e pogare, soprattutto nella più indiavolata Rock Mix. Il solito Christopher Just poi ci regala un remix rabbioso, da suonare a volume altissimo, per scaraventare sul pubblico una sana dose di distorsioni indirizzate su massicce ritmiche quaternarie. Per gli anti-minimal è un acquisto praticamente obbligatorio.

-Sally Shapiro “Jackie Jackie (Spend This Winter With Me)” (Permanent Vacation/Diskokaine): l’avevamo incontrata per la prima volta nel 2006 sulla viennese Diskokaine e fu amore a prima vista. La principessa dell’italo-disco che viene dalle imbiancate terre svedesi, accompagnata dal produttore Johan Agebjörn, è tornata. “Jackie Jackie (Spend This Winter With Me)” è un brano dolce e sognante, come le già note “I’ll Be By Your Side” o “Anorak Christmas”. Su “Skating In The Moonshine” sembra posarsi addirittura la candida neve natalizia, forse un pò in ritardo visto che stiamo per bussare alla porta della primavera, ma il titolo e la copertina del mix chiariscono lo scenario in cui la musica della biondina trova alloggio. Due i remix della title-track: quello degli Junior Boys, più incisivo e graffiante nel disegno del basso e quello di Dyylan che invece sposa appieno lo stile della Shapiro, venuto fuori dal mix tra la vecchia italo-disco e il romantic-pop degli anni ottanta.

-Andrea Doria “Mainboard” (BluFin): che il ravennate Andrea Doria sia diventato il fiore all’occhiello della scuderia BluFin non è certamente novità. La label di Colonia, tra le più prolifiche in Europa nell’ultimo triennio, è davvero orgogliosa di presentare il nuovo singolo dell’italiano, estratto da un album di prossima pubblicazione. “Mainboard” subisce l’influsso di un’electro interfacciata a ritmi tech-house tornati di gran moda nell’ultimo periodo, sporcati da un pò di noise, elemento praticamente identificativo di Doria sin dai tempi di “Bucci Bag”. Il remix invece gode del tocco deep di Pierce che privilegia un percorso più housy e calibrato su suoni leggiadri e meno convulsi. Infine “Crises”, rinchiuso entro i confini di uno stile poco chiassoso e fondato sulla rielaborazione di quel che accadeva nella techno degli anni novanta in cui il loop era il motore di tutto.

Electric greetz

DJ GIO MC-505

Giosuè Impellizzeri

Giornalista musicale, consulente per eventi, reporter per festival internazionali, produttore discografico, A&R e promoter per una label, autore della colonna sonora di un videogame, autore di un libro dedicato alla Dance anni Novanta, selezionatore e redattore di shows radiofonici, Dottore in Beni Culturali: tutto in uno. Giosuè Impellizzeri da un lato, DJ Gio MC-505 dall'altro. Le prime recensioni appaiono su una fanzine, nel 1996. Dopo quattro anni inizia il viaggio che si sviluppa su testate cartacee e sul web (TheDanceWeb, Cubase, Trend Discotec, DiscoiD, Radio Italia Network, TechnoDisco, Jay Culture, Soundz, Disc-Jockey.it, Basebog, La Nuit, Jocks Mag, AmPm Magazine). Ogni anno dà vita ad oltre seicento pubblicazioni, tra articoli, recensioni ed interviste realizzate in ogni angolo del pianeta. Tutto ciò gli vale la nomina, da parte di altri esponenti del settore, di 'techno giornalista', rientrando tra i pionieri italiani del giornalismo musicale sul web. Nel 2002 fa ingresso nel circolo dei DJs che si esibiscono in Orgasmatron, contenitore musicale di Radio Italia Network, proponendo per primo in un network italiano appartenente alla fascia del mainstream un certo tipo di Electro, imparentata con la Disco, il Synth Pop e la Techno. Nel medesimo periodo conduce, per la stessa emittente e in particolare per il programma di Tony H e Lady Helena, la rubrica TGH in veste di inviato speciale alla ricerca di novità musicali provenienti da tutto il mondo. Per quel che concerne la sfera della produzione discografica, dopo le demo tracks realizzate nella seconda metà degli anni Novanta, incide il primo EP tra 2001 e 2002, "Android's Society", che contiene "Commodore Generation", remixata dai finlandesi Ural 13 Diktators, finita nella top-ten dei più suonati sulle passerelle di moda milanesi e supportata da nomi importanti tra cui Tampopo, David Carretta, Vitalic, Capri, DJ Hell e Romina Cohn. La storia continua con altre esperienze, vissute prima tra le mura della H*Plus di Tony H ("Tameshi Wari EP" e "Superstar Heroes EP") e poi tra le fila delle tedesche Vokuhila ("Engel Und Teufel EP", con "El Diablero" remixato dagli Hong Kong Counterfeit e Maxx Klaxon), 38db Tonsportgruppe ("Borneo EP", col remix Electro Disco di Chris Kalera) e della slovena Fargo (col rombante "Technomotor EP"). Dal 2005 al 2008 affianca Francesco Passantino e Francesco Zappalà nella conduzione della Tractorecords e della Laboraudio, digital-label concepita come laboratorio di musica finalizzata alla valorizzazione di artisti appartenenti al sottobosco creativo. Poi collabora col bolognese Wawashi DJ (oggi nel chiacchierato progetto Hard Ton) per "Gary Gay", si lascia remixare dallo svedese Joel 'Jor-El' Alter ("Stroboscopic Life"), partecipa al "The Church Of Pippi Langstrumpf" su Dischi Bellini e viene invitato dall'etichetta berlinese Das Drehmoment a prendere parte al progetto "Rückwärts Im Uhrzeigersinn" insieme ad altri artisti di spessore internazionale tra cui Kalson, Replicant, Makina Girgir, Starcluster e Polygamy Boys. Nel 2010, dopo nuove esperienze discografiche ("Gaucho", su Disco Volante Recordings, coi remix di Gabe Catanzaro, Hard Ton, Valyom & Karada, Midnight Express e Bangkok Impact, e "The World In A Pocket EP", su Prodamkey/Analog Dust, avvalorato dalle versioni di -=UHU=-, Alek Stark, Downrocks, Snuff Crew, Gesloten Cirkel e Metacid), diventa free lance per DJ Mag Italia, versione italiana della celeberrima testata editoriale inglese dedicata alla musica elettronica e alla DJculture. In parallelo fonda, con l'amico Mr. Technium, la Sauroid, etichetta che si propone come punto di raccordo e diffusione di diversi stili tra cui Acid House, Italo Disco, Electro, Nu Rave e Chiptune.

Lascia un commento