#213 -Il ‘best of’ di Fred Ventura

Considerato ponte di coesione e di scambio tra musica nera e bianca collocabile storicamente tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta, l’italodisco è stato il tassello che ha congiunto la disco music americana dai risvolti funky (Village People, Boney M) alla synth-disco realizzata con strumenti elettronici (in primis sintetizzatori) e alle influenze che giungevano dai Paesi del Nord dove già fermentava la rivoluzione della corrente new-wave. Coniato da Bernhard Mikulski, produttore e discografico tedesco, il termine italodisco identificò presto un sound inconfondibile che trovò in produttori e musicisti come La Bionda, Claudio Simonetti, Giancarlo Meo ed altri, spesso infatuati dalla nuova disco a stelle e strisce che nel contempo muoveva i passi oltre l’Atlantico grazie a Patrick Cowley e Bobby Orlando, ispirati a loro volta dall’italiano Giorgio Moroder, i suoi alfieri. E’ un periodo fertile per la discografia italiana che invade il mondo con Den Harrow e decine di altri nomi, noti e meno, che marchiano a fuoco un momento forse irripetibile, insieme all’italodance degli anni novanta, per la musica da ballo prodotta nel nostro Paese. Personaggio di spicco è indubbiamente Federico Di Bonaventura alias Fred Ventura, affiancato negli anni da produttori del calibro di Roberto Turatti, Miki Chieregato (gli stessi di Den Harrow) Giuliano Crivellente e Mauro Farina, che spopola con brani come “The Years (Go By)”, “Wind Of Change”, “Imagine (You’ll Never Change Your Mind)”, “Heartbeat” e “Night And Day”. Una volta esauritosi il filone aurifero dell’italodisco, il performer imbocca nuove strade che lo allontanano dal grande pubblico (fonda, insieme ad Enrico Colombo con cui forma i Bedroom Rockers, la Milano 2000 promuovendo generi alternativi come drum’n’bass, downtempo e trip-hop) per poi tornare, su invito di alcune labels nordiche, al tipico suono italiano degli anni ottanta. E’ proprio l’olandese Clone, tra le prime a rilanciare il nome di Ventura come rinnovato paladino dell’italodisco del nuovo millennio, a pubblicare la raccolta “Disco Modernism 1983-2008” che raduna, come preannuncia il titolo stesso, molte hits prodotte in venticinque anni di ininterrotta attività all’interno del panorama musicale. Così si passa dalle storiche “Wind Of Change”, “Theme From Deep”, “Body Heat” e “Theme From Flexxy Ball” alle più recenti “Hold Me” (insieme agli Jupiter Black), “Memories” (con Alden Tyrell), “Open Your Eyes” (con Andy Romano) e “When I Let You Down” remixato dal citato Tyrell. Spazio anche ad un inedito edit di “I Cut My Heart Out” (un brano edito nel 2002 sulla Viewlexx di I-F), a “City Of Destiny” dei The Parallax Corporation (remixato in coppia col ritrovato Colombo) e “I’m Not Ready”, realizzato con gli Ajello e rivisto da Enrico Savino, uno dei principali fautori della rinascita della I Venti d’Azzurro Records di Marcel Van Den Belt, altro nome storico che racconta una delle stagioni più importanti della cultura musicale italiana. Venticinque anni di musica senza tempo.

-Various “SynthStation” (Radio Cosmos): è già passato un anno da quando Radio Cosmos esordì spettacolarmente con “Synthesize Me” (leggi Electronic Diary #172). Rigorosamente legata al mondo del vinile, la microscopica etichetta francese ritorna con “SynthStation”, un maxi-ep in cui un consistente numero di produttori si mette al lavoro su nuove forme di musica synth-pop e new-wave, identificate come personale cifra espressiva che riesce a singolarizzarsi e distinguersi dalla miriade di progetti realizzati quasi in serie nell’ultimo anno. E’ un vero spasso per chi è alla costante ricerca di materiale dalle venature retro ed ammiccanti allo stile degli anni ottanta ascoltare i contributi di Starcluster, Alkali Tanz, Makina Girgir, S.C.D., Aldo Bergamachine, The Silicon Scientist: tutti sono accomunati dall’utilizzo di strumentazioni analogiche di altri tempi, modus operandi in cui Radio Cosmos ha individuato la sua essenza e linfa vitale. Anche quest’anno l’artwork è di Gil Formosa e la tiratura è limitata ai 300 esemplari numerati a mano. E’ già un cimelio da collezione.

-Efdemin “Carryon -Pretend We Are Not In The Room” (Curle Recordings): da qualche anno sempre impegnatissimo e conteso da labels come Dial, Dessous e BPitch Control, Phillip Sollmann equivale all’incastro tra deep e classic-house, tra detroit techno di ieri e di oggi. Il tutto, naturalmente, influenzato dalla moderna techno-house made in Berlin. I suoi shows nei clubs di tutta Europa sono considerati più delle ricerche stilistiche che dei semplici sets per far ballare e ciò vale anche per questo mix-cd, il primo edito dalla sua Curle. Sollmann misura con garbo i loops più ipnotici riuscendo ad ampliare il range d’azione anche verso musica che non è strettamente legata all’esigenza di ballare. Alternando beats sporchi ad altri più lindi e lineari, ecco serviti in una sequenza emozionante Craig Alexander, Tony Foster, Scott Grooves, Tobias., Minilogue, Surgeon, Pigon, Photek ed infine la sua “America”, realizzata esclusivamente per il progetto. Un lavoro che meriterebbe di fare stage-diving, così come ci mostra l’artwork.

-Zombie Nation “Forza” (UKW): pur non adeguandosi alla moda del momento, in un certo senso quasi imposta dai produttori e dalle etichette del suo Paese, la Germania, Zombie Nation riesce a trovare sempre e comunque spiragli per filtrare il suo sound, un efficace combo tra electro e techno, saldato dal classico rovesciamento dei suoni ottenuto mediante la manipolazione di filtri ed inviluppi su strumenti veri e non incastrati nel laptop. “Forza” è il grido d’incitamento, lo sviluppo della personale visione musicale di Senfter che non si è mai ripetuto dopo lo strabiliante successo raccolto quasi dieci anni fa con “Kernkraft 400”. Il brano è rivisto in due versioni remix: quella di Fukkk Offf enfatizza il rumorismo, tra l’altro tipico del progetto parallelo di Zombie Nation ossia John Starlight, mediante un furioso taglia e cuci che sembra quasi un edit. Incentrato sull’uso di cutoff-resonance incrociati è anche il rework di Housemeister, che calca la mano sul distorsore regalandoci uno stroboscopico effetto. Godiamocelo dell’attesa che arrivi “Zombielicious”, il quarto album previsto per marzo 2009.

-Lab Insect “Grand Voyage EP” (Elektrofon): finalmente è tornato! Uno dei miei ‘eroi’ francesi della techno riappare dopo un lungo periodo di pausa con un disco che potremmo inquadrare, forse con poche probabilità di errore, nel settore della neotrance. Il Part 1 di “Grand Voyage” è decisamente un viaggio progressivo che merita di essere vissuto dall’inizio alla fine, viste le sue evoluzioni continue dosate con grande maestria sulla e nella stesura.Ottimo anche il Part 2 che gioca e modula in modo più evidente la melodia su cuscini di soffice trance. Sul vinile c’è posto anche per il remix di Kiko, un altro di quelli che fino a qualche tempo fa mi facevano impazzire ma che oggi, a malincuore, non riesce più a darmi gli stessi stimoli. La sua versione scorre bene ma è priva di ogni tratto identificativo che potrebbe elevarla dal livello medio della produzione europea.

-Various “Wings Of Destiny” (Cyber Dance Records): gli inglesi non hanno mai nutrito una sfrenata passione per l’italodisco, o almeno non l’hanno lasciato intendere allo stesso modo dei tedeschi, belgi od olandesi. Cyber Dance (e la web-radio correlata, Magic Waves) rimette in discussione tutto ciò trasformando quell’amore che corre sotterraneo, per i meandri dei veri cultori del suono d’altri tempi, in qualcosa di tangibile e godibile. Questo #003, fuori da poche settimane, è alimentato in modo continuo dalle atmosfere retro, desiderose di far rivivere momenti che riescono ad esistere, con non poche difficoltà, solo nella memoria di chi ha avuto la fortuna di esserci. Ed ecco Muravchix con “Surfing The Magic Wave”, spassionata italodisco, frutto dell’amore provato per la musica di Fred Ventura, Miko Mission, Scotch, Paul Sharada, Gary Low, Martinelli e per tutta la sfilza delle releases de Il Discotto. Tommy Walker 3, attraverso “José”, invece si spinge sino a raggiungere un’electro più sinuosa sebbene il filo conduttore rimanga una maestosa melodia che stende sin dal primo ascolto. In “Ghetto Bird” di Spruxxx a prendere in modo evidente il sopravvento sono le sincopi che, posizionate tra un’evanescenza gotica ed un ennesimo controtempo di snare, lasciano levare l’urlo di sforbiciate melodiche. Chiude il bravo Casionova che ci regala il brano più cosmico del disco, “Glades”, perfettamente incastonato nella new-wave e nel rock figlio degli anni ottanta. Melodie, ritmi vintage, scie melanconiche: serve aggiungere altro per descrivere uno dei dischi più entusiasmanti del 2008?

-Extrawelt “Schöne Neue Extrawelt” (Cocoon Recordings): tra le rivelazioni degli ultimi anni gli Extrawelt occupano un posto di tutto rispetto grazie alla capacità di interpretare la modernità attraverso referenze nostalgiche. L’ambiente in cui trova alloggio la musica del duo di Amburgo, composto da Arne Schaffhausen e Wayan Raabe, sembra soleggiato ma in realtà la luce proviene da lampade al neon colorate o da intermittenti luci stroboscopiche. La loro musica è percepita come un susseguirsi intenso di emozioni, forti e meno, ma sempre cadenzate su diramazioni armonico-melodiche di ottima fattura. L’idea di “Schöne Neue Extrawelt” nasce circa due anni fa con l’intento di raggruppare più sfaccettature dell’elettronica (dall’ambient al breakbeat e alla techno) ma, una volta raggiunta la soglia delle venticinque tracce, i due decidono di dare spazio solo ai 4/4 (ad eccezione dell’intermezzo “Kurt Curtain”), perlomeno nella versione in cd e vinile (versioni più particolari vengono relegate unicamente al formato digitale). Ed ecco quindi undici brani che rappresentano quel che è successo alla techno e alla house del nuovo millennio, alla loro compenetrazione e vicendevole compensazione, mischiato ad un certo livello di astrattezza derivato da melodie polarizzate su successioni armoniche ai confini con la trance più vetusta. “Schöne Neue Extrawelt” parte lì dove gli Extrawelt hanno piantato il primo paletto (“Soopertrack”, del 2005) proseguendo su itinerari modaioli in cui comunque non manca la voglia di osare (“Must Attack”, “Added Planet” o “Homing”, non distante dal Rother più moderno). Gradevole.

-Cavalier “Ride ‘Em EP” (Drumpoet Community): Cavalier è il nuovo arrivato in casa Drumpoet Community. La sua musica, nella fattispecie “The Beat”, sembra balzare fuori dal biennio ’94-’95, quando il filone deep-house aveva ancora molto da esplorare e da dire. La musica dello svizzero è priva di compromessi ed azzarda anche qualche riferimento dalla techno di Detroit, in particolar modo in “I Know” sequenzata su una famosa synth-patch che negli anni novanta ebbe massima espansione. L’extended-play racchiude anche “Deep Rider”, destinata ad essere incastonata in set di matrice progressive-house alla Sasha o Nick Warren.

-Johnwaynes “Compost Black Label #38” (Compost): a distanza di sette mesi Johnwaynes ritorna su Compost con un ‘tre tracce’ di moderna house music. “Seaside” corre in mezzo a spinose e scoppiettanti graffiate alla Dapayk ed evoluzioni deep-techno alla Remute. “Nina S” invece macina un numero consistente di percussioni abbinate al caldo suono del pianoforte e ritmi tipicamente anni novanta che fanno tornare alla mente i Black Box e la spaghetti-house degli FPI Project. Il più modaiolo è “Glittering”, sebbene ancora molto vicino alla scuola deep-house a cui Compost ha praticamente affidato la sua produzione da un abbondante semestre a questa parte. Chissà se il coraggio della label di Michael Reinboth verrà ripagato in termini di vendite.

-Monosurround “Hello World” (Citizen/Modulor): sono stati tra i primi a gettare i prodromi della corrente electro-house, all’inizio del nuovo decennio/millennio, facendosi tra l’altro ben notare anche in Italia grazie ad un brano, “I Warned You Baby”, che fece impazzire soprattutto i dj’s house. Poi, per Erik Schäffer e Ramtin Asadolahzadeh, scoperti e lanciati dai Northern Lite, si apre un lungo periodo contrassegnato da alti e bassi, forse a causa di repentini cambi stilistici all’interno della sfera musicale europea. Dopo un breve peregrinare tra Hammarskjöld, 1st Decade e Moonbootique, trovano nella label di Vitalic la giusta piattaforma per concretizzare l’ambizioso progetto dell’album che prende vita attraverso un tracciato che fa prima un sunto della loro operatività e poi lancia quel che vorrebbero affrontare in un prossimo futuro. Qui, di electro-house, ne è rimasta davvero ben poca: gli sbadati avranno modo di scoprire le già edite “We” (tra echi hip-hop e disco), “Borschtchick” (un rock psicotico e vorticoso) e “Cocked, Locked, Ready To Rock” (tra gli esperimenti con cui il duo cerca di attingere dal ragga e dubstep) ed una serie di novità da cui ben si ergono “Mushroomed”, in cui vengono convogliate distorsioni alla Digitalism su un’anima pop più vicina alla ‘canzone’ che al pezzo da usare in discoteca, “Bo Bullet Returns”, ancora forgiato sull’uso del distorsore, e “Close Up”, un funk malato e lanciato su una pseudo techno-industriale. Ottimi anche gli sprazzi con cui il duo tedesco si riaggancia alla scuola daftpunkesca (“Hello World”, “Gloryland”) sino a terminare la corsa su contaminazioni decisamente indipendenti dal concetto dance, come “Captain In The Sky”, “Message In A Bottle” ed “All Night Long”, che parla la lingua del funk-rock. I Monosurround sono cresciuti e maturati. Nel loro percorso artistico adesso non c’è più solo musica da ballare.

-Noir & Martin Thompson “Lessons” (Blu Fin): è infuocato il periodo autunnale per la label di Andrea Engels, la Blu Fin, velocissima nell’immettere sul mercato un numero sempre più consistente di progetti. In particolare questo #048 vibra su un brano interessante quanto potente che ricorda una certa techno made in France, un pò old-school ma destinata ad essere utilizzata nelle grandi piste. E’ come se il suono dei Faithless fosse stato modernizzato attraverso l’iniettamento di una carica ritmica maggiore e più consistente. Più strisciante la Noirs Chicago Live Mix, non dissimile dallo stile Alter Ego. Meno emozionante invece il remix degli Audiojack, che riduce tutto al rumorismo moderno fatto di suoni incastrati e poco altro.

Electric greetz

DJ GIO MC-505

Giosuè Impellizzeri

Giornalista musicale, consulente per eventi, reporter per festival internazionali, produttore discografico, A&R e promoter per una label, autore della colonna sonora di un videogame, autore di un libro dedicato alla Dance anni Novanta, selezionatore e redattore di shows radiofonici, Dottore in Beni Culturali: tutto in uno. Giosuè Impellizzeri da un lato, DJ Gio MC-505 dall'altro. Le prime recensioni appaiono su una fanzine, nel 1996. Dopo quattro anni inizia il viaggio che si sviluppa su testate cartacee e sul web (TheDanceWeb, Cubase, Trend Discotec, DiscoiD, Radio Italia Network, TechnoDisco, Jay Culture, Soundz, Disc-Jockey.it, Basebog, La Nuit, Jocks Mag, AmPm Magazine). Ogni anno dà vita ad oltre seicento pubblicazioni, tra articoli, recensioni ed interviste realizzate in ogni angolo del pianeta. Tutto ciò gli vale la nomina, da parte di altri esponenti del settore, di 'techno giornalista', rientrando tra i pionieri italiani del giornalismo musicale sul web. Nel 2002 fa ingresso nel circolo dei DJs che si esibiscono in Orgasmatron, contenitore musicale di Radio Italia Network, proponendo per primo in un network italiano appartenente alla fascia del mainstream un certo tipo di Electro, imparentata con la Disco, il Synth Pop e la Techno. Nel medesimo periodo conduce, per la stessa emittente e in particolare per il programma di Tony H e Lady Helena, la rubrica TGH in veste di inviato speciale alla ricerca di novità musicali provenienti da tutto il mondo. Per quel che concerne la sfera della produzione discografica, dopo le demo tracks realizzate nella seconda metà degli anni Novanta, incide il primo EP tra 2001 e 2002, "Android's Society", che contiene "Commodore Generation", remixata dai finlandesi Ural 13 Diktators, finita nella top-ten dei più suonati sulle passerelle di moda milanesi e supportata da nomi importanti tra cui Tampopo, David Carretta, Vitalic, Capri, DJ Hell e Romina Cohn. La storia continua con altre esperienze, vissute prima tra le mura della H*Plus di Tony H ("Tameshi Wari EP" e "Superstar Heroes EP") e poi tra le fila delle tedesche Vokuhila ("Engel Und Teufel EP", con "El Diablero" remixato dagli Hong Kong Counterfeit e Maxx Klaxon), 38db Tonsportgruppe ("Borneo EP", col remix Electro Disco di Chris Kalera) e della slovena Fargo (col rombante "Technomotor EP"). Dal 2005 al 2008 affianca Francesco Passantino e Francesco Zappalà nella conduzione della Tractorecords e della Laboraudio, digital-label concepita come laboratorio di musica finalizzata alla valorizzazione di artisti appartenenti al sottobosco creativo. Poi collabora col bolognese Wawashi DJ (oggi nel chiacchierato progetto Hard Ton) per "Gary Gay", si lascia remixare dallo svedese Joel 'Jor-El' Alter ("Stroboscopic Life"), partecipa al "The Church Of Pippi Langstrumpf" su Dischi Bellini e viene invitato dall'etichetta berlinese Das Drehmoment a prendere parte al progetto "Rückwärts Im Uhrzeigersinn" insieme ad altri artisti di spessore internazionale tra cui Kalson, Replicant, Makina Girgir, Starcluster e Polygamy Boys. Nel 2010, dopo nuove esperienze discografiche ("Gaucho", su Disco Volante Recordings, coi remix di Gabe Catanzaro, Hard Ton, Valyom & Karada, Midnight Express e Bangkok Impact, e "The World In A Pocket EP", su Prodamkey/Analog Dust, avvalorato dalle versioni di -=UHU=-, Alek Stark, Downrocks, Snuff Crew, Gesloten Cirkel e Metacid), diventa free lance per DJ Mag Italia, versione italiana della celeberrima testata editoriale inglese dedicata alla musica elettronica e alla DJculture. In parallelo fonda, con l'amico Mr. Technium, la Sauroid, etichetta che si propone come punto di raccordo e diffusione di diversi stili tra cui Acid House, Italo Disco, Electro, Nu Rave e Chiptune.

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