Submersible Machines – Submersible Machines EP (Lunar Disko Records)

    Non c’è uno stile identificativo per la Lunar Disko, visto che ad ogni uscita il mondo musicale di riferimento muta inesorabilmente. Questo però è un bene per gli amanti della musica elettronica a trecentosessanta gradi, a cui le etichettature sonore stanno da sempre strette. Per il suo quinto episodio l’emergente label irlandese fa affidamento al debuttante Submersible Machines, dal Texas, che si rivela un abile intagliatore di House, Techno ed Electro. Questi infatti i tre generi che l’artista fa suoi in cinque tracce in cui l’orecchio riscopre, senza neanche l’esigenza di soffermarsi più di tanto, i suoni e i ritmi che colorirono i prodromi dell’infinita produzione discografica House e Techno. In “Upwelling” combaciano Electro e Chicago House, palesemente old school in entrambi i casi visti sia l’uso delle pennellate dei suoni che delle costruzioni ritmiche. “When Whales Fall” è un altro punto di sutura tra la vecchia Electro seminale di Detroit, spesso caratterizzata da piangenti armonie, e il ritmo linearizzato dalla cassa e dal rullante della TR-808. “Blue Hole” invece viene affogata in beats più contorti e in atmosfere deep degne di essere paragonate alle prime sconvolgenti apparizioni di Model 500 (Juan Atkins docet). Girando il vinile, la puntina legge l’ottima “Braving The Benthic”: qui il collegamento più rapido che possiamo cogliere riporta all’Olanda e a Legowelt, con le esoteriche escursioni tra Electro, Italo (Dark) Disco ed House prima maniera. Probabilmente a rendere il paragone alquanto veritiero è l’equipment (analogico), fatto di impolverate quanto arcaiche drum machines e sintetizzatori Roland, Elka e Korg. Non da meno il valore di “Cold Seep”, questa volta indirizzata più distintamente ai nostalgici dei dischi in stile DJ International Records, coi febbricitanti inserti di tom e vibranti note di basso alternate ai soffi di tenebrosi pads e riverberi dopplereffektiani. Un disco che lascia riscoprire il passato e che nel contempo segna l’inizio di una carriera artistica che fa ben sperare.

    Giosuè Impellizzeri

    Giornalista musicale, consulente per eventi, reporter per festival internazionali, produttore discografico, A&R e promoter per una label, autore della colonna sonora di un videogame, autore di un libro dedicato alla Dance anni Novanta, selezionatore e redattore di shows radiofonici, Dottore in Beni Culturali: tutto in uno. Giosuè Impellizzeri da un lato, DJ Gio MC-505 dall'altro. Le prime recensioni appaiono su una fanzine, nel 1996. Dopo quattro anni inizia il viaggio che si sviluppa su testate cartacee e sul web (TheDanceWeb, Cubase, Trend Discotec, DiscoiD, Radio Italia Network, TechnoDisco, Jay Culture, Soundz, Disc-Jockey.it, Basebog, La Nuit, Jocks Mag, AmPm Magazine). Ogni anno dà vita ad oltre seicento pubblicazioni, tra articoli, recensioni ed interviste realizzate in ogni angolo del pianeta. Tutto ciò gli vale la nomina, da parte di altri esponenti del settore, di 'techno giornalista', rientrando tra i pionieri italiani del giornalismo musicale sul web. Nel 2002 fa ingresso nel circolo dei DJs che si esibiscono in Orgasmatron, contenitore musicale di Radio Italia Network, proponendo per primo in un network italiano appartenente alla fascia del mainstream un certo tipo di Electro, imparentata con la Disco, il Synth Pop e la Techno. Nel medesimo periodo conduce, per la stessa emittente e in particolare per il programma di Tony H e Lady Helena, la rubrica TGH in veste di inviato speciale alla ricerca di novità musicali provenienti da tutto il mondo. Per quel che concerne la sfera della produzione discografica, dopo le demo tracks realizzate nella seconda metà degli anni Novanta, incide il primo EP tra 2001 e 2002, "Android's Society", che contiene "Commodore Generation", remixata dai finlandesi Ural 13 Diktators, finita nella top-ten dei più suonati sulle passerelle di moda milanesi e supportata da nomi importanti tra cui Tampopo, David Carretta, Vitalic, Capri, DJ Hell e Romina Cohn. La storia continua con altre esperienze, vissute prima tra le mura della H*Plus di Tony H ("Tameshi Wari EP" e "Superstar Heroes EP") e poi tra le fila delle tedesche Vokuhila ("Engel Und Teufel EP", con "El Diablero" remixato dagli Hong Kong Counterfeit e Maxx Klaxon), 38db Tonsportgruppe ("Borneo EP", col remix Electro Disco di Chris Kalera) e della slovena Fargo (col rombante "Technomotor EP"). Dal 2005 al 2008 affianca Francesco Passantino e Francesco Zappalà nella conduzione della Tractorecords e della Laboraudio, digital-label concepita come laboratorio di musica finalizzata alla valorizzazione di artisti appartenenti al sottobosco creativo. Poi collabora col bolognese Wawashi DJ (oggi nel chiacchierato progetto Hard Ton) per "Gary Gay", si lascia remixare dallo svedese Joel 'Jor-El' Alter ("Stroboscopic Life"), partecipa al "The Church Of Pippi Langstrumpf" su Dischi Bellini e viene invitato dall'etichetta berlinese Das Drehmoment a prendere parte al progetto "Rückwärts Im Uhrzeigersinn" insieme ad altri artisti di spessore internazionale tra cui Kalson, Replicant, Makina Girgir, Starcluster e Polygamy Boys. Nel 2010, dopo nuove esperienze discografiche ("Gaucho", su Disco Volante Recordings, coi remix di Gabe Catanzaro, Hard Ton, Valyom & Karada, Midnight Express e Bangkok Impact, e "The World In A Pocket EP", su Prodamkey/Analog Dust, avvalorato dalle versioni di -=UHU=-, Alek Stark, Downrocks, Snuff Crew, Gesloten Cirkel e Metacid), diventa free lance per DJ Mag Italia, versione italiana della celeberrima testata editoriale inglese dedicata alla musica elettronica e alla DJculture. In parallelo fonda, con l'amico Mr. Technium, la Sauroid, etichetta che si propone come punto di raccordo e diffusione di diversi stili tra cui Acid House, Italo Disco, Electro, Nu Rave e Chiptune.

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