Luke Vibert – StupH/Pschit (I Love Acid)

    Luke Vibert - I Love Acid 3 Con molta probabilità l’Acid House è lo stile che è risorto più volte. Dalla genesi ufficializzata nel 1987 (“Acid Tracks” dei Phuture) ad oggi il serpente sinuoso del bassline della TB-303 ha trovato spazio in migliaia di pubblicazioni. I Love Acid, sublabel della londinese Balkan fondata dai Posthuman, è solo l’ennesima delle etichette che si prefiggono l’obiettivo di tutelare ed eternare il sound che fece da colonna sonora ai primi Rave europei e a quella che viene ricordata come l’età degli smile. Dopo Room 13 (Bass Junkie + DMX Krew!) ed Affie Yusuf, tocca a Luke Vibert dare il proprio contributo. L’artista non è nuovo a questo genere di ripescaggio (ricordate “Lover’s Acid” su Planet Mu?) e nei due brani ci fa riassaporare e gustare l’estetica della Trax Records, prima con “StupH” e poi con “Pschit”. Entrambe provengono da equipment hardware e passano in rassegna stilemi storici ma forse ormai troppo prevedibili per un ascolto nel 2015. Il flashback della TB-303 sembra eterno, implacabile, imperturbabile, ma dietro tutto questo animoso darsi da fare per riproporre quel che è stato non si scorge, obiettivamente, alcuna idea che possa suggerire nuove strade da percorrere. Solo 303 le copie disponibili (non poteva essere altrimenti), numerate a mano e in formato hand stamped. I negozi hanno l’obbligo di poter venderne solo una per cliente (l’ormai consueto 1 x customer), e prevedibilmente si gioca già al rialzo su Discogs, ma tutta questa dinamica inizia ad essere prevedibilmente schiava di operazioni che solo in teoria vorrebbero stare agli antipodi dell’hype. L’alternativo è diventato ordinario. [Giosuè Impellizzeri]

    Giosuè Impellizzeri

    Giornalista musicale, consulente per eventi, reporter per festival internazionali, produttore discografico, A&R e promoter per una label, autore della colonna sonora di un videogame, autore di un libro dedicato alla Dance anni Novanta, selezionatore e redattore di shows radiofonici, Dottore in Beni Culturali: tutto in uno. Giosuè Impellizzeri da un lato, DJ Gio MC-505 dall'altro. Le prime recensioni appaiono su una fanzine, nel 1996. Dopo quattro anni inizia il viaggio che si sviluppa su testate cartacee e sul web (TheDanceWeb, Cubase, Trend Discotec, DiscoiD, Radio Italia Network, TechnoDisco, Jay Culture, Soundz, Disc-Jockey.it, Basebog, La Nuit, Jocks Mag, AmPm Magazine). Ogni anno dà vita ad oltre seicento pubblicazioni, tra articoli, recensioni ed interviste realizzate in ogni angolo del pianeta. Tutto ciò gli vale la nomina, da parte di altri esponenti del settore, di 'techno giornalista', rientrando tra i pionieri italiani del giornalismo musicale sul web. Nel 2002 fa ingresso nel circolo dei DJs che si esibiscono in Orgasmatron, contenitore musicale di Radio Italia Network, proponendo per primo in un network italiano appartenente alla fascia del mainstream un certo tipo di Electro, imparentata con la Disco, il Synth Pop e la Techno. Nel medesimo periodo conduce, per la stessa emittente e in particolare per il programma di Tony H e Lady Helena, la rubrica TGH in veste di inviato speciale alla ricerca di novità musicali provenienti da tutto il mondo. Per quel che concerne la sfera della produzione discografica, dopo le demo tracks realizzate nella seconda metà degli anni Novanta, incide il primo EP tra 2001 e 2002, "Android's Society", che contiene "Commodore Generation", remixata dai finlandesi Ural 13 Diktators, finita nella top-ten dei più suonati sulle passerelle di moda milanesi e supportata da nomi importanti tra cui Tampopo, David Carretta, Vitalic, Capri, DJ Hell e Romina Cohn. La storia continua con altre esperienze, vissute prima tra le mura della H*Plus di Tony H ("Tameshi Wari EP" e "Superstar Heroes EP") e poi tra le fila delle tedesche Vokuhila ("Engel Und Teufel EP", con "El Diablero" remixato dagli Hong Kong Counterfeit e Maxx Klaxon), 38db Tonsportgruppe ("Borneo EP", col remix Electro Disco di Chris Kalera) e della slovena Fargo (col rombante "Technomotor EP"). Dal 2005 al 2008 affianca Francesco Passantino e Francesco Zappalà nella conduzione della Tractorecords e della Laboraudio, digital-label concepita come laboratorio di musica finalizzata alla valorizzazione di artisti appartenenti al sottobosco creativo. Poi collabora col bolognese Wawashi DJ (oggi nel chiacchierato progetto Hard Ton) per "Gary Gay", si lascia remixare dallo svedese Joel 'Jor-El' Alter ("Stroboscopic Life"), partecipa al "The Church Of Pippi Langstrumpf" su Dischi Bellini e viene invitato dall'etichetta berlinese Das Drehmoment a prendere parte al progetto "Rückwärts Im Uhrzeigersinn" insieme ad altri artisti di spessore internazionale tra cui Kalson, Replicant, Makina Girgir, Starcluster e Polygamy Boys. Nel 2010, dopo nuove esperienze discografiche ("Gaucho", su Disco Volante Recordings, coi remix di Gabe Catanzaro, Hard Ton, Valyom & Karada, Midnight Express e Bangkok Impact, e "The World In A Pocket EP", su Prodamkey/Analog Dust, avvalorato dalle versioni di -=UHU=-, Alek Stark, Downrocks, Snuff Crew, Gesloten Cirkel e Metacid), diventa free lance per DJ Mag Italia, versione italiana della celeberrima testata editoriale inglese dedicata alla musica elettronica e alla DJculture. In parallelo fonda, con l'amico Mr. Technium, la Sauroid, etichetta che si propone come punto di raccordo e diffusione di diversi stili tra cui Acid House, Italo Disco, Electro, Nu Rave e Chiptune.

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