Cari Lekebusch – You Are A Hybrid Too (H. Productions)

Cari Lekebusch – You Are A Hybrid Too (H. Productions)

Inserito da Giosuè Impellizzeri in Recensioni martedì 15 maggio 2012 ore 12:06 | Tag: , ,

Insieme ad Adam Beyer, Joel Mull, Thomas Krome, Samuel L. Session, Alexi Delano, Headroom, Jesper Dahlbäck e Mhonolink, Cari Lekebusch ha scritto gran parte della storia della Techno scandinava, nata nei primi anni Novanta col fine di generare una nuova fase creativa del suono made in Detroit. Assenza di melodia e di parti vocali, ritmo imperante, loops costruiti ad arte: queste le caratteristiche che il DJ di Stoccolma ha sempre dato alla sua ormai foltissima produzione discografica, a cui ora si aggiunge un nuovo album, il sesto in ordine cronologico. “You Are A Hybrid Too” contiene quattordici tracce e studia per l’appunto l’ibrido nato sulla connessione tra Techno ed House prodotte sull’asse analogico/digitale. Qui non ci si ferma di fronte alle solite tiritere del suono qualitativamente valido solo perchè prodotto con strumenti d’annata: Lekebusch cerca di trarre il meglio da entrambe le piattaforme, mai inciampando nelle incertezze. La sua Techno resta tale, dritta, seminale, ora massiccia, poi coi groove più dilatati, ma sempre d’eccezionale fierezza. La bravura risiede nella manipolazione del pattern, punto di origine di ogni brano Techno. Al crescendo di pathos (“Out Of Nowhere”, “Ultraterrestrial”) si alternano i grovigli di frequenze digitalizzate (“Ghost Notes”) e le tenebre (“Spiritual Combact”), che in un paio di occasioni assumono ruolo di protagoniste (“Boiling The Frog”, “Black Diamond”, tra le più efficaci dell’intero lavoro). Poi c’è la cassa poderosa di “Pinnacle Of Desolation” e “Pole Turtle” che spinge come una ruspa, l’essenzialità di “You Are A Hybrid Too” e la House gelida e depotenziata di “Vanishing Act” che ricorda i brani che l’artista svedese proponeva negli anni Novanta nascondosi dietro il moniker Mr. James Barth. Musica che procede per anelli, ma mai priva di passionalità.

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