Intervista a Giorgio Gigli di Giosuè Impellizzeri 31/01/2006

Romano, classe 1976, attualmente uno dei nomi che meglio rappresentano la dance elettronica nostrana. E’ Giorgio Gigli, collezionista di vinili ed amante della techno e deep-house sbocciate sul calare degli anni ’80. La sua direzione stilistica intraprende proprio la via deep ed ipnotica che in questi mesi è riuscita a prevalere su altri mille stili. Nel 1999 dà avvio all’attività di produttore discografico, una scelta che si rivela presto fortunata visti gli ottimi risultati che raccoglie con prodotti come "Kill My Groove" su Sabotage Systems e "Cheerful E.p." su Elettronica Romana, la label che lo vede coinvolto coi concittadini Brando Lupi e Donato Dozzy. Risale a pochi giorni fa l’uscita di "Rarefied Atmosphere", un disco che porta il nome di Giorgio Gigli ben oltre il confine naturale che le Alpi offrono al nostro Paese. A credere nella sua musica questa volta è il canadese (ma ormai trapiantato a Berlino) Jeremy P. Caulfield che lo vuole sulla sua Dumb-Unit. Quando minimalismo ed ossessione si uniscono la musica di Giorgio Gigli inizia a farsi sentire e far vibrare potenti woofers.

Ciao Giorgio e benvenuto su Technodisco. Iniziamo in modo classico parlando del tuo primo avvicinamento alla musica scaturita dalle macchine. Quando hai scoperto di avere un ‘debole’ per questo sound ?
"Ciao Giosuè. E’ stato un processo naturale quello che mi ha fatto arrivare a sedermi davanti ad un computer per creare musica. Quando suonavo nei clubs e non producevo ancora, cercavo sempre di fare attenzione a come era strutturata una traccia: volevo capire cosa ci fosse dietro quel disco che poggiavo sul piatto e cosa volessero trasmettere gli artisti che lo avevano creato. Questa mia curiosità mi ha portato inevitabilmete a provare cosa volesse dire produrre. Non è stato facile visto che sono un autodidatta ed ho imparato a lavorare da solo, studiando e ‘rubando’ qualcosa da chi faceva questo lavoro prima di me. Poi col tempo ho cercato di ottimizzare il più possibile quello che avevo imparato ed alla fine sono riuscito a tirar fuori dei prodotti che mi somigliano molto"

Chi erano gli artisti e i gruppi che, durante la tua infanzia, ti hanno affascinato maggiormente per la loro musica ?
"Sicuramente Depeche Mode, Kraftwerk, Massive Attack e la grandissima Sade"

Come definiresti, attraverso poche parole, il sound che oggi porti avanti attraverso la tua attività da dj e producer ?
"Come ben saprai è davvero difficile dare delle definizioni perchè i suoni e le atmosfere sono in continua evoluzione. Per il mercato discografico la mia musica può essere definita techno minimale con sfumature progressive"

Nel 1999 hai imboccato la strada delle produzioni discografiche: quali sono state le motivazioni che ti hanno portato a questa scelta ?
"Dopo aver buttato giù le prime idee ho cominciato a suonare quello che producevo. Visti i buoni riscontri, ho iniziato a domandarmi se fossero delle idee che potessero andar bene anche per il mercato discografico … la risposta è venuta dal mio primo produttore, Ricky Birikino, che ha subito creduto in quello che facevo. I miei primi lavori, come "Don’t Stop" e "Bass Frequency E.p." infatti uscirono sulla sua label, la The Rock"

Assieme ai concittadini Donato Dozzy e Brando Lupi operi dietro la label Elettronica Romana. Parlaci di questo importante progetto che nasce dall’underground italiano.
"Sono contentissimo di far parte di uno dei progetti che, a mio modesto parere, è tra i più importanti della musica elettronica sia a Roma che in Italia. Elettronica Romana è nata dalla voglia di comunicare col resto d’Europa, un modo per dire ‘hey, ci siamo anche noi!’. Dopo la prima release intitolata "Chiki Disco" che ha raccolto un buon successo abbiamo preso coraggio: Brando (Lupi) e Donato (Dozzy) hanno continuato a produrre cose magnifiche come "Metal Slave" e Maurizio Cascella ha confermato il tutto con "Ra-Moon-Koom". Al momento in cantiere ci sono cose molto interessanti e vi assicuro che ne sentirete delle belle ! Tutto ciò è stato possibile grazie ad una persona alla quale sarò sempre grato per aver creduto in quello che facciamo: è Sandro Nasonte, il proprietario di Remix nonchè head-manager della label"

In questi giorni è uscito il tuo nuovo 12" su Dumb Unite: parlacene.
"Che dire … sono contentissimo ! Quando Jeremy P. Caulfield mi ha detto che il progetto andava bene per la sua label sono quasi svenuto ! L’e.p. s’intitola "Rarefied Atmosphere" e rispecchia in pieno quello che ho cercato di trasmettere a chi lo ascolta. Definito dalla Kompakt di Colonia un ‘mostro malinconico’, "I Can’t Breathe" è un viaggio nel cuore del sound minimale. Nel complesso è una produzione complessa ma fatta di semplicità derivate da un duro ipnotismo che trascina in modo sottile. Sul lato b inoltre è presente un grande remix a firma di Lee Van Dowski"

Hai mai pensato di produrre un album ?
"Verrà il momento anche per quello ! ;o)"

Ci sono dj-producers e labels italiane che ti hanno colpito per il loro lavoro musicale ?
"Sicuramente Claudio Fabrianesi con la sua Citymorb che sta facendo un gran bel lavoro"

Allargando lo sguardo all’Europa invece quali sono i nomi che secondo te stanno lasciando segni particolari nell’abnorme mercato internazionale ?
"Mi piacciono moltissimo Richie Hawtin, Ricardo Villalobos e Luciano: sono loro i dj-producers che ora apprezzo maggiormente"

Com’è la scena romana in questo periodo ? Personaggi come Marco Passarani, Francisco, Raiders Of The Lost ARP, Max Durante e Cristiano Balducci tengono bene in alto la bandiera della musica italiana nel mondo.
"Concordo con te visto che sono tutti ottimi dj’s e producers. Peccato che ci siano sempre poche situazioni con le quali potersi esprimere"

Quali sono i maggiori freni che impediscono all’Italia di allinearsi a Paesi musicalmente più progrediti come Germania, Belgio ed Inghilterra ?
"Credo che tutto dipenda dal costo della musica"

Pare che al momento il minimal-style sia il più amato d’Europa. Credi che questo stile rappresenti solo un trend passeggero ?
"Spero proprio di no visto che in questo momento è il genere in cui mi identifico di più. Ma, dato che col tempo tutto si evolve, sicuramente in futuro balleremo cose diverse !"

Sono tanti quelli che parlano della morte definitiva del vinile sostenendo l’uso di cd’s e files mp3. Come la pensa un collezionista di vinili come te ?
"Rispondo con le parole di un mio collega che rispecchiano in pieno il mio pensiero su questa questione: ‘Dieci anni di dischi. Già, i dischi. Chissà cosa ce li fa amare così tanto. Qual’è quella magia, quell’alchimia che ce li fa scegliere ? Appoggiamo la puntina su quel pezzo di plastica nera e diciamo si o no e dietro questa scelta c’è il nostro gusto, il nostro pensiero, la nostra storia. Una storia piena di brividi, di emozioni, di certezze, di insicurezze. Piena di aspirazioni, di delusioni e di grande gioia. Io, a volte, lo capisco dalla copertina se un disco mi piacerà e dalle prime note mi accorgo se dentro quel ‘cerchio’ di vinile c’è un progetto, un’idea, una passione. Allora lo scelgo senza pensare al genere o allo stile. E senza domandarmi come e quando lo userò. Già il concetto di ‘usare’ la musica mi dà fastidio. Un disco in cui ci hai sentito quel ‘non so che’ si rivelerà sempre un buon investimento. Si parla di nuove tecnologie, di inventare nuovi supporti come cd, minidisc, mp3: certo, tutta roba utile ed importante e che semplifica la vita. Ma quel brivido che si prova quando si estrae quel pezzo di plastica nera dalla copertina, quell’odore, quella sensazione che si ha quando con la mano lo si ruota sopra il tappetino di feltro, in cerca della battuta, non si sostituisce con niente. E, in questi tempi di marketing, di sponsors, di addetti stampa e di ‘guest stars’, è bene ricordare che il nostro mestiere è fatto, soprattutto, di queste cose. Semplici e selvagge’ "

Qual’è il tuo equipment ideale in studio ? Hardware o software ?
"Sono abituato a lavorare coi software. Ho un synth analogico ed anche una batteria elettronica ma non li uso quasi mai"

Abbiamo finito: ti lascio lo spazio per i saluti ed un messaggio per i nostri lettori.
"Ti ringrazio per avermi intervistato Giosuè: è sempre un piacere trovare persone che diano spazio alla musica in modo disinteressato e trasportati solo dalla passione. Per i lettori di Technodisco … spero di non avervi annoiato ! ;o) Un abbraccio technologico. Giorgio Gigli"

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