#119 -La nuova division di Clone [08-10-2006]

Che la musica di Clone (e di labels ‘affiliate’ quali Bunker, Crème Organization, Vynalogica, Frustrated Funk, Angelmaker, Klakson, Kondi, Marguerita, Murdercapital, Stilleben, Viewlexx ed altre ancora) abbia tratto il suo modulo ispirativo dagli stili del passato non è certamente una novit� . Ora, alla sede in Insulindestraat a Rotterdam, hanno pensato di far nascere una nuova division che possa riportare in vita i classici del passato senza tempo prediligendo in una certa forma le rarit� e i brani che non meritano di essere gettati nel dimenticatoio. L’idea è partita dal mr. Clone, Serge Verschuur, che siede al vertice della struttura olandese e che ora mette mano alla sua collezione privata di vinili estrapolando le tracce che finiscono nel catalogo di Clone Classic Cuts. Proprio quei dischi usati dai dj’s negli anni ottanta che oggi si possono (ri)trovare nelle esose aste su eBay o, con più fortuna, sui banchetti del mercatino dell’usato. Clone Classic Cuts nasce con la voglia di far ascoltare ai giovani producers di oggi quello che veniva fuori dagli studi di registrazione di ieri spronandoli a ricercare anche nel passato gli spunti per forgiare la musica del futuro. Le prime 5 releases della label sono gi� pronte: 3 verranno messe in commercio tra ottobre e novembre, le restanti in dicembre. Ad aprire la saga è “Face The Nation” di Mike Dunn presents MDIII, tra gli esempi della prima acid house rintracciata sulla Underground Records di Chicago (‘figlia’ della storica Dj International). Mike Dunn, un alieno per i suoi tempi, regala a venti anni di distanza un beat irresistibile ed un basso che farebbe muovere anche le rocce. A seguire sar� l’intramontabile “Plastic Doll” degli italianissimi Dharma (gi� astutamente ripresa qualche anno fa dai newyorkesi Hong Kong Counterfeit), alfieri dell’italo-disco che meglio rappresenta il nostro Paese all’estero. C’è posto infine per “Taste My Love/Get Your Money Man” di House To House / Reggie The Movemaker, due esempi di chicago-house prodotti nell’ormai lontano 1987. Marshall Jefferson, all’epoca ‘travestito’ da House To House, fa leva sulla straordinaria voce di Kim Mazelle mentre Reggie The Movemaker, ‘ammanettato’ a Farley Jackmaster Funk, regala un emblematico esempio di sporca jackin’ house. Clone Classic Cuts: la storia della musica da ballo raccontata attraverso il vinile.

-Mooner “Elaste vol. 1” (Compost): finalmente esce la raccolta ideata da Mooner (un tempo compagno di Zombie Nation nonchè protagonista in progetti come Club Le Bomb, Hart Of Noise e Zombocombo) con cui si ripesca il mitico ‘cosmic sound’ de La Baia Degli Angeli e del Cosmic di Lazise. Qui si parla di slow-motion-disco che converge unitamente rivelando pezzi emblematici come “Electric Fling” di The Rah Band, “Mystery Man” di Clive Stevens & Brainchild, “Crash” di Doctor’s Cat, “Basic” di Memory Control One ed “Oriental” di Peru, progetto nel quale figurava l’allora giovane Rob Papen oggi diventato uno dei più accreditati programmatori di synth-software. Poi altre gemme di Eloy, Chocolate Star, Love International, Chris & Cosey e gli indimenticati Heaven 17 con “I’m Your Memory”. “Elaste” centrifuga il funk, la disco, l’italo e il mondo luccicante degli anni ottanta riverberando quell’onda musicale che torna spesso a pulsare nelle produzioni attuali.

-Damian Lazarus “The Other Side Of London” (Resist Music): dopo gli appuntamenti a New York (in compagnia dei Fischerspooner) e a Parigi (accompagnati dai Black Strobe) è la volta del terzo volume di “The Other Side Of” dedicato alla ‘sempreverde’ Londra. Il double disc (da un lato cd audio, dall’altro dvd) mostra il cuore della metropoli nordeuropea attraverso un lungo excursus per negozi, hotels, bar, clubs, musei ed altre attrazioni indispensabili per la buona riuscita di un’incursione londinese. Accompagnato da un booklet-piantina, “The Other Side Of London” offre anche il lato musicale della citt� curato da Lazarus (boss della Crosstown Rebels) che si poggia su sciabolate funk, electro, house modernista, dub, minimal ed influenze jungle e drum’n’bass. Il tutto è stato realizzato in collaborazione con la famosa testata giornalistica londinese Time Out.

-Echotek “Changing Frames” (Bne): decisamente distante dal clichè imposto dall’israeliana YoYo, questo terzo album di Micha Yossef punta al frangente progressive-trance ammanettandosi al classico suono di paternit� anglosassone. L’artista così cattura le morbide atmosfere trance cautamente adagiate su bpm meno frenetici in grado di fare crossover col sound estivo di Ibiza. Nove sono le tracce presenti, quasi tutte dal respiro europeo, capaci di accontentare i palati fini di amatori di labels come Saw, Bedrock e Limbo. Da segnalare anche le collaborazioni con Atomic Pulse e Basic rispettivamente esternate attraverso “Strike Twice” e “Mind Factor”. L’inizio di una nuova strada per YoYo oppure sporadica avventura nella progressive-trance europea ? Solo il tempo potr� fornirci la risposta.

-Alex Gopher “Motorcycle” (Kitsunè): la posizione #040 del catalogo Kitsunè viene raggiunta dal bravo Alexis Latrobe che, nel bauletto della sua moto, porta due incisive tracce che si stabilizzano tra techno ed electro. La mia preferenza cade irrimediabilmente sulla Wet Clutch Edit incisa sulla a-side nella quale si riassapora un pò di sana techno-acid anni novanta sorretta da un basso electro modulato su forme moderne. Bella e dirompente la pausa centrale, vero scoppiatimpani soprattutto per i toni che diventano acuti e coprono il rombo dei motori di alta cilindrata. Vroooooooooom !

-LDP “Touch Me” (LDP Recordings): pronta ad essere ‘downloadata’, questa undicesima release segna l’inizio di una nuova vita per la piccola label lombarda che abbandona la dicitura Dub per prendere il nome di LDP (dalle iniziali del suo fondatore, Luca De Ponti). E’ proprio lui a firmare “Touch Me”, disponibile in due versioni. La Dub è un ottimo trip, in bilico tra deep ed electro, tenute assieme dall’hypno e da variazioni in chiave retro; la Back To The 80’s è decisamente più ‘anni ottanta’ e vicina ad alcuni esempi nordeuropei (Mr. Velcro Fastener nelle vesti meno sperimentali). Due pezzi che a mio avviso meriterebbero di essere editi su vinile e non solo compressi in freddi ed incorporei files mp3.

-Chloè & Sascha Funke “BPitch Control Collective 2” (BPitch Control): la bella Chloè e il sinuoso Sascha Funke si danno la mano per confezionare il secondo episodio del ‘collective’. Entrambe le tracce, “Point Final” ed “Hand In Hand”, potrebbero passare per ‘non finite’ vista la quasi completa assenza di alterazioni sonore e la netta prevalenza di suoni lindi e sganciati dagli fx. Buoni minimal-tools in sostanza che però peccano in quanto non fanno ritrovare nient’altro che i connotati della musica ‘essenziale’ oggi adorata dai giovanissimi che la scambiano erroneamente per una novit� .

-Disco Twins “Twins Disco” (Ki/Oon): nato nel 2003 dalla sagace collaborazione tra Toshiyasu Kagami e Dj Tasaka, il progetto Disco Twins incarna la maniera con cui i giapponesi rileggono (a modo loro) la disco e la techno. Nelle otto tracce di “Twins Disco” si ritrova infatti la sfegatata passione per la disco e per la techno più nevrotica nella sua andatura, esternata anche in visioni corpulente come quella di “Disco Twins’ Inferno” che lascia vibrare il new-funk più rumoroso alla Chester Beatty. Un disco curioso, ricco di inventiva e soprattutto pieno di quella voglia di osare e sbriciolare i limiti che purtroppo molti producers europei di oggi non riescono più a valicare.

-Sex In Dallas “Perpetual Emotion Maschine” (Record Makers): apparsi per la prima volta nel 2004 su Kitty-Yo, i Sex In Dallas ritornano sulla francese Record Makers con un lp a cavallo tra new-wave ed electro-pop saldati insieme da sferzate ambient e di musica da film alla John Carpenter. Simile per certi aspetti al sound newyorkese degli Hong Kong Counterfeit, quella dei Sex In Dallas è musica che importa la techno, la fa passare in circuiti pop, poi la setaccia nel new-wave e la lascia andare nell’indie. E così ci si incammina su due itinerari diversi: uno più emozionale ed uno più spavaldo ed adatto a coloro che sono in cerca di una nuova forma di electroclash. Per acquistarlo bisogner� attendere il prossimo 14 novembre.

-Cobblestone Jazz “India In Me” (Wagon Repair): trasposizione su vinile di una live-act tenuta dai Cobblestone Jazz (trio formato da Tiger Dhula, Danuel Tate e Mathew Jonson) per questo Wagon Repair #018. Sulla traccia pervade quell’aria d’improvvisazione che solo un’esibizione in presa diretta può consegnarci senza alterazioni. Nessun pre-arrangiamento quindi nel brano dal quale si eleva un corposo bassline sh101 suonato da Mathew, il vocoder di Danuel e i ritardi e le compressioni studiate da Tiger. Un irresistibile mix tra il vecchio minimal di Emmanuel Top e le scroscianti fuoriuscite acide di Junk Project.

-Casco presents Mr. Master & Blackway “Flexx vs Radius” (Radius): nato in collaborazione tra le strutture belghe Radius e Flexx (da sempre volte al recupero e alla celebrazione delle intramontabili sonorit� disco) il mix di imminente pubblicazione (ri)porta in luce tre storiche quanto rare tracce della prima disco-funk. Sul lato a “A Dog In The Night” di Mr. Master (progetto nato dalla sinergia tra Salvatore ‘Casco’ Cusato, Carlo Favilli e Stefano Zito), sull’altro “New Life” e “Follow Me” di Blackway che fanno rivivivere in pieno le atmosfere di un sound in bilico tra suonato dal vivo e riprodotto elettronicamente.

-Africans With Mainframes “Mogadishu E.p.” (Crème Organization): pare che dopo la release di Dj Traxx la label di TLR si stia buttando a capofitto nel recupero delle sonorit� acid-chicago. Così appare questo extended play (prodotto da Noleian Reusse & Jamal Moss alias Hieroglyphic Being) edificato interamente su vecchie strumentazioni analogiche ed attraversato longitudinalmente dalle malleabili linee acide della 303. Personalmente poggio la puntina su “Yaounde” e “Mogadishu”, le due che si elevano meglio dalla polvere del tempo facendo tornare alla mente dei più grandi i momenti della jackin’ music più sudicia e graffiante.

-Northern Lite “Unisex” (1St Decade): secondo album per il trio di Erfurt (Andreas Kubat, Sebastian ‘Boon’ Bohn e Larry Lowe), tra i primi ad aver intuito le grandi potenzialit� che potevano bruciare dalla commistione tra techno, electro e rock. Ed è proprio il rock distorto delle chitarre elettriche che fa da combustibile in “Unisex”, lo spioncino attraverso il quale scrutiamo il mondo delle Gibson assemblato alle strobo dei clubs. Tra le prove migliori “What You Want”, “Out Of My Head”, “Cocaine” ed “Alien Girl”, rimando alla prima electro di Afrika Bambaataa. Woodstock cambia pelle ? Forse si.

-Wagon Cookin’ “Start To Play” (Compost Black Label): tappa spagnola per la Compost Black Label in compagnia dei fratelli Javi e Luis Garayaide. Con la main-track coinvolgono il cantante-rapper Aqeel 72 (gi� su Sindicato ed Impressive nonchè in coppia col madrileno Alek Stark nel progetto Illektric su Disko B) che dona uno scorcio di vivacit� e dinamismo ad un pezzo che tende a rammentare perfettamente il movimento del cosmic sound in voga nei primi anni ottanta. Poi “Don’t Stop” (un inno electro-funk) e “Baila Mi Base” che si lancia su un segmento electro più sintetico che ricorda certe cose di Gerald Donald. Un 12″ forgiato sulla scia di Mitsu, Munk e Prins Thomas, potenzialmente definibile come ‘neo-funk’.

-Miss Yetti “Insights” -remixes Part 1- (Gold Und Liebe): di strada ne ha percorsa la bella Henrietta Schermall dai tempi delle prime uscite su Liquid (correva il 1995). Adesso lascia le tracce del suo album più recente, “Insights”, nelle mani di producers europei come Andrè Kraml (reduce del grande successo ottenuto con “Safari”) che forgia complessi intrecci ritmici nei quali il basso viene confinato in un ambiente dal taglio industriale e dai flashes psicotici. “Sideways” viene riletto anche da P.Toile (Trenton) che ne rippa le misteriose atmosfere dell’original e le mischia ad un viaggio deep e sentimentale. Ultima la versione di “Lovely Loneliness” a firma Silversurfer, un trip ubicato tra deep techno ed experimental, ravvivato da uno studio non indifferente di timbriche, glitch e bassi perversi.

-Refractory “Songs In Vacuum” (Life Style Sounds): prodotto dai musicisti Jean Francois Blanco e Louis Beaudoin, questo album è un manifesto di puro sperimentalismo sonoro nel quale si rintraccia l’electro, il funk, l’hip-hop, la musica da film, il jazz, il black, l’r’n’b, inserti di scratch e cutting che traghettano verso il mondo del djing, il latin, il reggae e curiosi tasselli di puro e sfrontato jamaican-style. Il tutto viene esternato da un intro, due interludi ed undici tracce tra cui “Six Heart Beat” (una scarica lounge), “The Tale” (vicino all’ambient) e l’immediata “Porque Te Vas”. Una magia forse quella che ha aiutato i Refractory, tra i migliori artisti che la piccola Life Style Sounds ha fatto scendere in campo negli ultimi mesi.

Electric greetz

DJ GIO MC-505

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