#179 -Mobilee rilascia il secondo atto di “Back To Back”

C’era una volta la Beat Generation. Ma forse oggi Jack Kerouac troverebbe il modo di ridefinirla Groove Generation analizzando la musica che la moltitudine di giovani europei ascolta e balla con piacere in migliaia di clubs. Groove come battito. Groove come ritmo. Groove come l’essenza primaria del secondo appuntamento con “Back To Back”, giunto ad oltre un anno di distanza dal primo curato da Anja Schneider. “Back To Back” è il riflesso dell’estetica di Mobilee, la label che proprio la Schneider, aiutata dall’amico Ralf Kollmann, in appena poco più di un biennio si è imposta conquistando cuore ed orecchie di un’Europa che ama dichiaratamente tutto ciò che è ‘post techno-house’. E, dalla sede al 145 della Linienstraße nel nuovo cuore di Berlino, ci tengono a sottolineare che tutti quelli che si ostinano a definire la Mobilee come un’etichetta minimale saranno costretti a cambiare idea, soprattutto dopo aver ascoltato il primo cd del nuovo “Back To Back”. In effetti il suono ora pare totalmente rimodellato sullo schema della vecchia house a stelle e strisce, con un tocco old-school che pare tornato di gran moda. Tra Pan-Pot, Sebo K, Marc Antona, Jennifer Cardini e Sleeper Thief ci sono anche due esclusive di GummiHz, “Song For A Muse” e “Point Of View”. E’ proprio l’inglese (ma di origine greca) Alexander Tsotsos alias GummiHz a curare il secondo cd in cui mixa 27 gemme tratte dall’archivio Mobilee, editate in modo tale da vivere una sorta di storia cronologicamente ordinata della label. Anche in questo caso, tra i soliti Sebo K, Anja Schneider, Pan-Pot, Jennifer Cardini, Exercise One e Marc Antona ritroviamo altre due novità di Tsotsos, forse destinate ad una futura pubblicazione vinilica: trattasi di “The Calling” e “Stargazing” che, in mezzo a vispi ritmi di moderna musica dance, si portano dietro anche una suadente scia deep.

-I-F “Lost Tracks For Lost Minds” (Atlantikwall Records): per anni si è parlato di un possibile follow-up di “Space Invaders Are Smoking Grass” ma sembra che Ferenc Van Der Sluijs non ne voglia proprio saperne di tornare a calcare le scene, forse a causa di quel malcontento venuto fuori da una serie di beghe legali causate da una major interessata a licenziare il brano nel mondo. Mandato in soffitta anche il progetto The Parallax Corporation condiviso per qualche tempo con Intergalactic Gary, il nome di I-F ha continuato a circolare solo negli ambienti più underground, quelli dai quali partì il classico del 1997. Adesso, attraverso l’Atlantikwall, si portano alla luce le sue primissime produzioni (composte tra 1992 e 1997), rimaste per lungo tempo su nastri dat rinchiusi in polverosi archivi. Il package consta di ben sei vinili in formato 12″ che equivalgono ad oltre tre ore di musica acid-industrial-techno, bilanciata sullo stile dei gloriosi Beverly Hills 808303, Jungian Archetype ed HOTT. Brutale e cruento, come molte delle produzioni olandesi di quei tempi, il progetto è disponibile in sole 300 copie ed è contraddistinto dalla completa assenza di informazioni. Atlantikwall tornerà presto con un secondo cofanetto dedicato ad I-F seguito da un terzo degli Unit Moebius. Compratelo adesso o rischierete di piangervi addosso, proprio come dice Guy Tavares, il promotore dell’iniziativa.

-Jichael Mackson “Same Same But Different” (Stock5): quando lessi il suo pseudonimo per la prima volta, nel 2003, pensai a qualcosa di decisamente strambo e fuori dalla norma. Cosa ci si poteva aspettare infatti da uno che aveva scambiato le iniziali della nota rockstar ‘impallidita’ col passare degli anni per creare il suo nome d’arte? Di certo è che Boris Steffen, da Monaco, ha quasi sempre donato al mercato produzioni intriganti in cui tutto ruota intorno al ritmo. Come quello di “Flatscreen” in cui contorti grooves fanno da cornice ad un combo tra la vecchia tribale e la nuova elettronica nebulosa, opprimente nella sua ciclicità e nella sua pressochè inesistente affermazione melodica. Simile nella costruzione ma dai tratti più abstract e dub la traccia sul lato b, “1000BUGZ”, prodotta insieme all’amico Blimp, che non si discosta in modo significativo dalla produzione Mobilee/Poker Flat con una propensione all’uso massiccio del flanger.

-Sven Väth “The Sound Of The Eighth Season” (Cocoon): gli anni passano ma il vecchio (si fa per dire) Sven è ancora lì, dietro una consolle a maneggiare vinili e far divertire enormi platee di ogni nazionalità. Qualche capello in meno e qualche ruga in più non bastano nemmeno a scalfire l’energia con cui il popolarissimo dj di Francoforte continua imperterrito la sua attività. E qui, nel doppio cd che prende come subdirectory la dicitura ‘Freak Show’ rifacendosi alla one night ibizenca della scorsa stagione, il tedesco sfoggia la sua capacità nel miscelare ed intersecare i ritmi che tanto fanno muovere le folle. Ad essere snocciolato è un mix che fora il modaiolo minimal (presente fondamentalmente nel disco 2 con Martin Buttrich, Alejandro Vivanco, Paulo Olarte, Tolga Fidan e Chaton) raggiungendo i campi minati da Steve Rachmad, Joris Voorn, Alter Ego e J.T.C. con la sfibrante “Take ‘em Off”. Poi, tra le altre, si ritrova anche “Compulsive Disorder” di Fausto Messina e Dariush estrapolata dal catalogo Maschine di Oliver Lieb.

-The Emperor Machine “No Sale No I.D.” (DC Recordings): l’affascinante corsa del progetto di Andrew Meecham (già Sir Drew, Nytro ed Innovation) non conosce soste e così, dopo la saga “Vertical Tones & Horizontal Noise” è tempo di scoprire la prima novità che il valido producer inglese ha tenuto in serbo per il 2008. Del pezzo, già proposto nel 2006 attraverso il citato album “Vertical Tones & Horizontal Noise”, rimane ben poco vista l’operosità dei Simian Mobile Disco (James Ellis Ford e James Anthony Shaw), ancora nelle orecchie di molti(ssimi) con il loro full d’esordio “Attack Decay Sustain Release”. Il duo, un tempo quartetto insieme a Simon William Lord ed Alex MacNaghten con cui, nelle vesti di Simian, firmarono “Never Be Alone” portata successivamente allo stratosferico successo dai francesi Justice, costruisce la propria musica su frammenti intermittenti di noize-electro, violenta, graffiante e sfacciatamente ispirata alla scuola francese di Pedro Winter & Co. (leggi Ed Banger). Un suono molto pompato insomma per questo nuovo The Emperor Machine, disponibile su un 12″ monofacciata e digital download dal prossimo 28 gennaio. Ma le novità non sono finite …

-Karotte “Karotte’s Kitchen Vol. 2” (Alphabet City): non è passato molto tempo dal Vol. 1 ma vista la buona resa e il buon momento che vive Peter Cornely, l’Alphabet City non esita a mandare in stampa il seguito. Grandi novità non ce ne sono rispetto al predecessore, forse in quest’occasione il mix è più incentrato sulla musica tech-house di tanto in tanto colorita da pennellate deep. Tra gli autori dei ritmi incastrati come tessere di puzzle troviamo Markus Fix, Scott Ferguson, Format B, Heckmann e il sardo Matteo Spedicati con “Il Fantasma Di Hobanubi” rielaborato da Mark Henning. Per ‘pedalare’ coi ritmi moderni.

-Bruno Pronsato “Why Can’t We Be Like Us” (Hello? Repeat): l’anima della musica di questo artista d’oltreoceano è stata sempre il ritmo. Ieri con “Silver Cities” ed oggi con “Why Can’t We Be Like Us”. E in mezzo un’abbastanza folta serie di apparizioni su Orac, Musique Risquée, Philpot, Milnor Modern e Telegraph. Ma che dire di Steven Ford? Il producer di Seattle, col passato da rocker alle spalle (in una città come la sua il rock è quasi un passaggio obbligato), si dedica alla musica del computer nel 2003 e decide di legarla ad un nome italianizzato, Bruno Pronsato. Lo stile attinge inequivocabilmente dall’idm, dal glitch, dall’experimental, dal dub e dall’abstract (stili che tra l’altro segue ancor più da vicino nelle vesti di Bobby Karate) e “Why Can’t We Be Like Us” non è altro che la sintesi e l’avvicendarsi di questi filoni underground che però oggi, per uno strano scherzo del destino, di sotterraneo hanno sempre meno. I nove brani racchiusi nel full convergono verso ideali gorghi bianconeri, illuminati da luci intermittenti, avvolti da un velo tetro ed un pizzico macabro. Mi piace il rollio di “At Home I’m A Tourist” (già disponibile su vinile), la ballata sperimentale “What We Wish” e il labirintico mosaico sonoro di “Who Is Sarah Stern”. A volte squarciato da echi acustici, l’lp di Pronsato porge musica moderna modulata su suoni e ritmi in cui nessuno avrebbe mai potuto intravedere il nuovo trend europeo. Ma l’imprevedibilità è il sale della vita quindi meglio così.

-Valentino Kanzyani “Palazzo Vol. 6” (T:Classixx): una saga per non dimenticare. Cosa? Il Club Palazzo naturalmente, per il quale negli ultimi cinque anni si sono mobilitati artisti come Marco Remus, Gayle San, Dj Rush, Eric Sneo e Pet Duo. Adesso tocca allo sloveno Valentino Kanzyani, quello che insieme a Umek ha saputo diffondere meglio il verbo della techno sia nel suo Paese che oltre i confini patri. Tra un tour e l’altro il buon Valentino mixa (con indubbio estro) 18 tracce di pura techno moderna e fluente, a volte ispirata quasi dalla più anziana tribal-tech per cui, proprio la Slovenia, andana pazza sino a qualche tempo fa. Qui la tracklist prende avvio con Cristian Paduraru, Michal Ho, Mathias Kaden e Butane per poi infoltirsi con altre presenze di rilievo come Gel Abril, Beroshima, Hannes Teichmann, Peter Grummich e lo stesso Kanzyani con “Thrilling”. Più ricco del classico tool minimale, meno impetuoso della vecchia techno.

-Sascha Dive “DEep” (Drumpoet Community): Drumpoet Community è ormai una consolidata realtà. Specializzatasi in deep-house sin dalla nascita, l’etichetta di Zurigo oggi manovra il suono del giovane tedesco Sascha Dive, già incontrato su Raum…Musik, Corporate Identity e sulla sua Deep Vibes. “DEep” (scritto proprio così), nella versione di Samuel Davis, s’incastra a perfezione tra grooves ed un sogno romantico che fluttua sui suoi stessi ondeggiamenti. Ancor più profondo e soffice il cuscino sonoro offerto da “Annihilating Rhythm”, decisamente diverso dalla più recente produzione tedesca che predilige costrutti più meccanici ed irti di suonini digitali importati dal glitch. Il brano infatti si pone come punto di massimo contatto tra la house moderna e quella di un quindicennio fa. Il concetto, tra l’altro, calza a pennello per Drumpoet Community che si dimostra abilissima nel collegare le due ere della house music.

-Kolombo “Realistic E.p.” (BluFin): arriva dal Belgio questo autore che in poco più di un biennio ha totalizzato un significativo numero di uscite. “Realistic” è il brano che mette d’accordo chi cerca la tech-house e chi desidera rinforzare i propri sets con qualche spunto melodico in più rispetto a quelli offerti dalla troppo essenziale minimal. Il remix di Cass (ex Cass & Mangan, oggi trasformati in Deadset) traghetta invece verso una miscellanea di post-house e microtechno, coi suoni incastrati in croce e ben poco direzionati verso la melodia. “Indigo”, sul lato b, tende infine al melanconico e al dark, come già è accaduto in numerosi brani di Olivier Grégoire. Un BluFin lievemente diverso dal solito, che prende qualche distanza in più dalla formula electro-house ampiamente collaudata dal 2005.

-Oforia feat. BWicked “Return Of The Machines” -remixes- (YoYo): la collaborazione tra Ofer ‘Oforia’ Dikovsky e Bertin ‘BWicked’ Katzh viene riproposta (i più attenti la trovarono già nel 2006 nell’album “Inner Twist”) dalla YoYo, label cardine nonchè fondamentale portabandiera del movimento psy-trance contemporaneo. La Radio Mix è davvero a presa rapida, con un cantato che non sfigurerebbe su una base indie ed un arrangiamento solare che in più punti sfiora il rock. Ma la label di Holon diretta da Avi Yossef tiene in serbo altri jolly come i martellanti remix di Time Lock ed Echotek e quello progressive-house del bravo Mo Shic che farà felici gli affezionati del suono di matrice anglosassone. A tutto ciò si aggiunge anche il videoclip diretto da Yoni Mordechai ed Avishay Licheshtein, la classica ‘ciliegina sulla torta’ che fa guadagnare l’ennesimo voto positivo alla scuderia YoYo, citata in tutto il mondo grazie all’eclatante successo raccolto dagli Infected Mushroom adorati dagli inglesi.

Electric greetz

DJ GIO MC-505

Giosuè Impellizzeri

Giornalista musicale, consulente per eventi, reporter per festival internazionali, produttore discografico, A&R e promoter per una label, autore della colonna sonora di un videogame, autore di un libro dedicato alla Dance anni Novanta, selezionatore e redattore di shows radiofonici, Dottore in Beni Culturali: tutto in uno. Giosuè Impellizzeri da un lato, DJ Gio MC-505 dall'altro. Le prime recensioni appaiono su una fanzine, nel 1996. Dopo quattro anni inizia il viaggio che si sviluppa su testate cartacee e sul web (TheDanceWeb, Cubase, Trend Discotec, DiscoiD, Radio Italia Network, TechnoDisco, Jay Culture, Soundz, Disc-Jockey.it, Basebog, La Nuit, Jocks Mag, AmPm Magazine). Ogni anno dà vita ad oltre seicento pubblicazioni, tra articoli, recensioni ed interviste realizzate in ogni angolo del pianeta. Tutto ciò gli vale la nomina, da parte di altri esponenti del settore, di 'techno giornalista', rientrando tra i pionieri italiani del giornalismo musicale sul web. Nel 2002 fa ingresso nel circolo dei DJs che si esibiscono in Orgasmatron, contenitore musicale di Radio Italia Network, proponendo per primo in un network italiano appartenente alla fascia del mainstream un certo tipo di Electro, imparentata con la Disco, il Synth Pop e la Techno. Nel medesimo periodo conduce, per la stessa emittente e in particolare per il programma di Tony H e Lady Helena, la rubrica TGH in veste di inviato speciale alla ricerca di novità musicali provenienti da tutto il mondo. Per quel che concerne la sfera della produzione discografica, dopo le demo tracks realizzate nella seconda metà degli anni Novanta, incide il primo EP tra 2001 e 2002, "Android's Society", che contiene "Commodore Generation", remixata dai finlandesi Ural 13 Diktators, finita nella top-ten dei più suonati sulle passerelle di moda milanesi e supportata da nomi importanti tra cui Tampopo, David Carretta, Vitalic, Capri, DJ Hell e Romina Cohn. La storia continua con altre esperienze, vissute prima tra le mura della H*Plus di Tony H ("Tameshi Wari EP" e "Superstar Heroes EP") e poi tra le fila delle tedesche Vokuhila ("Engel Und Teufel EP", con "El Diablero" remixato dagli Hong Kong Counterfeit e Maxx Klaxon), 38db Tonsportgruppe ("Borneo EP", col remix Electro Disco di Chris Kalera) e della slovena Fargo (col rombante "Technomotor EP"). Dal 2005 al 2008 affianca Francesco Passantino e Francesco Zappalà nella conduzione della Tractorecords e della Laboraudio, digital-label concepita come laboratorio di musica finalizzata alla valorizzazione di artisti appartenenti al sottobosco creativo. Poi collabora col bolognese Wawashi DJ (oggi nel chiacchierato progetto Hard Ton) per "Gary Gay", si lascia remixare dallo svedese Joel 'Jor-El' Alter ("Stroboscopic Life"), partecipa al "The Church Of Pippi Langstrumpf" su Dischi Bellini e viene invitato dall'etichetta berlinese Das Drehmoment a prendere parte al progetto "Rückwärts Im Uhrzeigersinn" insieme ad altri artisti di spessore internazionale tra cui Kalson, Replicant, Makina Girgir, Starcluster e Polygamy Boys. Nel 2010, dopo nuove esperienze discografiche ("Gaucho", su Disco Volante Recordings, coi remix di Gabe Catanzaro, Hard Ton, Valyom & Karada, Midnight Express e Bangkok Impact, e "The World In A Pocket EP", su Prodamkey/Analog Dust, avvalorato dalle versioni di -=UHU=-, Alek Stark, Downrocks, Snuff Crew, Gesloten Cirkel e Metacid), diventa free lance per DJ Mag Italia, versione italiana della celeberrima testata editoriale inglese dedicata alla musica elettronica e alla DJculture. In parallelo fonda, con l'amico Mr. Technium, la Sauroid, etichetta che si propone come punto di raccordo e diffusione di diversi stili tra cui Acid House, Italo Disco, Electro, Nu Rave e Chiptune.

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