#207 -Steve Bug e il terzo volume di Bugnology

Considerato dai più attenti come ‘uno dei padri della microhouse’ e dalla massa come ‘uno dei tanti che fanno minimal’, Stefan Brügesch è tra i personaggi tedeschi che più energicamente hanno saputo mantenere inalterata la propria personalità ed identità musicale. L’eclatante successo raccolto in tempi recenti dalla sua label, la Poker Flat, nata sulle ceneri della Raw Elements, non fa cascare il suo nome e il suo operato nel calderone della prevedibile moda del momento. Per Brügesch la microhouse è sempre stata la luce indicativa della sua attività da dj e da produttore e continua ad esserlo anche nel terzo appuntamento con “Bugnology”, esperimento inventato del 2004, ripetuto con successo due anni dopo e riproposto nel 2008 come viaggio nella house music più mutante, aperta a nuovi scenari, influenze e miscellanee. Seguendo scrupolosamente la metolodogia di lavoro dei precedenti volumi (l’edit di tutte le tracce), Bug mette insieme 21 brani, una muraglia di suono fascinoso e mai eccessivamente plagiato dal trend attuale. Ed ecco scorrere Anton Zap, Federico Molinari, Tigerskin, Two Armadillos, Manuel Tur, Peace Division, Lee Jones, Damian Schwartz, Adultnapper, Ben Klock ed altri, tutti coinvolti in intensi momenti che fanno di “Bugnology 3” un’appassionante ricerca creativa slegata dal mero inseguimento del business.

-Lee Jones “Electronic Frank” (Aus Music): quando viveva a Londra produceva prevalentemente downtempo e nujazz sotto il moniker Hefner e per la Inertia Records. Dal 2002 si trasferisce a Berlino, città che gli offre gli spunti necessari a ricrearsi un’imago musicale, questa volta apertamente diretta alle dancefloors, mediante il progetto My My condiviso con Nicolas Höppner. Grazie alla Aus Music di Will Saul poi emerge anche col suo nome anagrafico con cui lascia filtrare produzioni dal taglio minimale ma sempre trainate da protuberanze jazz e downtempo. “Electronic Frank” diventa così un intricato mosaico in cui le micro percussioni tipiche della post techno house del 2000 viaggiano insieme a trombe, timpani e flauti. Quattordici le tracce, tra cui si rinviene anche qualche dose di emozionale abstract. Non esattamente per i clubs ma di sicuro un lavoro ricco d’inventiva e di magiche atmosfere.

-Roberto Auser “Flight 101” (Nature Records): gli ascoltatori dell’ormai defunta CBS (Cybernetic Broadcasting System) hanno avuto il piacere di ascoltarlo con un netto anticipo ed ora il vinile, seppure in stretta limited-edition, ne amplia la visibiità. “Flight 101”, prodotta insieme a Patrick Pulsinger, ha il timbro di una disco oscura, sullo stile promosso da anni da Viewlexx, con tastiere aperte (che non a caso ricordano Matzo & Pauli) e synth messi bene in mostra. Indirizzo più house old-school per “There’s No Way Back”, in cui scoppiettano i blips insieme ad un bassline ombroso, e recupero della disco cinematica in “Wind Of Change” (che nulla divide con l’omonimo di Fred Ventura), perfetta soundtrack per l’ipotetico ritorno sugli schermi dell’Ispettore Derrick.

-Monika Kruse “Changes Of Perception” (Terminal M): un tempo sostenitrice di una techno assai ‘groovosa’ ed ispirata fondamentalmente dalle percussioni importate dalla musica latina, Monika Kruse rilascia il suo primo album (escludendo “Panorama” e “Passengers” realizzati insieme a Patrick ‘Voodooamt’ Lindsey). La bella dj dai riccioli dorati tende a minimalizzare il suo suono attualizzandolo per il mercato attuale ma lavorando sempre sul concetto di loop rafforzato da suoni che ci riportano al momento migliore di Heiko Laux e della sua Kanzleramt. L’lp si compone di dieci tracce per i clubs, composte pensando alla techno di Detroit e al suo influsso su tutto ciò che è venuto dopo (l’avvento del file mp3 come antitesi al vinile, l’inutilità di studi multimilionari, l’avanzare veloce delle nuove leve favorite da meccanismi istantanei come il web). Prodotto insieme a Gregor Tresher, “Changes Of Perception” riflette esattamente quel che oggi certi dj’s hanno imparato a cogliere, quei ‘cambiamenti epocali’ a cui pare davvero impossibile sottrarsi. Tra le più belle “Fragile”, “Hope”, “Wackypaky” (che tanto rammenta la techno-funk partenopea di qualche tempo fa di Carola e Parisio) e “Spank Me Later” col supporto di Tim Price.

-Dapayk Solo “Devil’s House” (Mo’s Ferry Prod.): mi è sempre piaciuto parlare di Niklas Worgt come il pioniere di un suono cacofonico immerso tra mille glitches sperimentali e metriche lineari, binomio che ha anticipato la corrente del post-minimal berlinese sin dal 2004 quando tutti si riempivano la bocca con l’electro-house. Per il suo secondo album da solista, dopo “Impulsion Parasite” di due anni fa, smonta e rimonta quel che rimane della techno e della house del Duemila. Da una preleva le sequenze ritmiche, dall’altra l’estrosità nel trattare i suoni. In mezzo, proprio come un sandwich, una spruzzata di suono abstract. “Devil’s House” ha la cassa ben esposta intervallata a sincopi riconducibili al movimento electro e ai classici borbottii sperimentali: non è semplicemente ‘minimale’ (“A Saw Attacks” potrebbe essere confuso con un brano di John Starlight o Alter Ego) sebbene il tedesco in qualche traccia preferisca adagiarsi sulle strutture più canoniche del genere (“Berlin Amo”, “How Low”). E’ doveroso citare anche altre soprese, come “Skit”, sferzante dub-step alla Burial.

-Computer “Give Me Another Frame” (Diskomafia): Computer è una band (nata sull’asse Amburgo-Berlino) che produce un elegante mix tra electro-rock e weird-pop. La loro traccia d’esordio si chiama “Give Me Another Frame” e ruota su un sound abbastanza indie, paragonabile a quello dei The Presets. Ed ecco serviti anche i remix: dalle venature house della versione di Richard Davis alle sgomitate electroidi del finnico Juho Kahilainen, dalle cavalcate digitali dei Robosonic, campioni nell’arte del sampler, alle membrane tipicamente ‘lap-topiane’ di Jan Hertz. Quattro visioni per un brano che andrà presto ad amplificare le potenzialità di un album di prossima uscita.

-Dez Dickerson “Modernaire” (Citinite): che disco ragazzi! La mitica Citinite rispolvera un brano prodotto venticinque anni fa da quel Dez che faceva parte della band di Prince (Prince And The Revolution) ma mai pubblicato. Ed ecco “(I Want 2 B A) Modernaire”, pronta a parlare la lingua dell’electro-funk con la voce di Prince seguita da cinque emozionanti rivisitazioni: Hot Persuasion ed Egyptian Lover giocano con vocoder, beats old-school e bassline, Complexxion ci dona una destabilizzante visione tra disco ed electro alla Dopplereffekt, DMX Krew si ubica tra sincopi ed una spigliata electrobeat e, per finire in bellezza, i Faceless Mind sfaldano tutto nella loro electro gelida e liquida. Un disco apocalittico per chi ama il genere, il cui valore viene alimentato dal numero limitato di copie: 777, rosse come il fuoco.

-Adriano Canzian “Turkish Testosterone EP” (Space Factory): seconda esperienza su Space Factory (dopo “Transfiguration EP”) per l’oltraggioso Canzian che, dal 2003, è tra gli italiani che meglio ci rappresentano oltre le Alpi. Per il ritorno sulla label di David Carretta il producer veneto prepara una traccia di spietata e battagliera neo ebm, vagamente plasmata su ciò che Terence Fixmer ha prodotto dal 1999 al 2005. L’incisività dell’Original viene stravolta sia nella versione di James Nidecker (un sunto di techno e deep, guidato da un battito ritmico incessante) che in quella di Mick Wills ed Illuminé Concrète, su cui aleggiano sognanti pads sostenuti da impalcature chicago-house. Energia e sesso continuano ad essere le componenti essenziali della musica di Canzian.

-Vector Lovers “Ping Pong” (Soma): Martin Wheeler ci trasmette ancora grande musica attraverso il suo alter ego più noto, Vector Lovers. Dietro “Ping Pong” ci sono dieci minuti di bassline ciclicamente roteato e scalato progressivamente da melodie epiche spezzettate su armoniche fluttuanti. Poi, in “Pin Tweacks” (un gioco di parole su Twin Peaks?”) si assiste all’esecuzione di una electro-techno modernizzata e sempre incentrata sul loop e, per finire, in “Reminisce”, scorrono note gelatinose su beats plastici. Ottimo!

-Hatchback “Colors Of The Sun” (Lo Recordings): continuando a percorrere l’itinerario segnato dai redivivi Black Devil Disco Club, la Lo Recordings ci propone l’album di Sam Grawe alias Hatchback, uno che bazzica già da qualche anno il circolo della cosiddetta ‘revisited disco’ di matrice nordica. Ritratto insieme a Daniel Saxon Judd nei Windsurf, Grawe incide un full-lenght che parte come un vecchio lp degli Alpinestars: melodie cristalline e ritmi downtempo (“Nesso”), condensate su un corroborante basso. Poi si balla per davvero grazie a “Jetlag”, pura disco modernizzata alla Lindstrøm o Putsch ’79, e “Carefree Highway”, sorridente neo-disco dai richiami italo. Poi l’elaborato piega verso astrattezze slow-pop (“Comets”, “The Lotus And The Robot” e “White Diamond”), ballate romantiche (“Closed To Forever”), astrattezze sincopate (“Everything Is Neu”) e chiusure lounge e chilly (“Open Valley”, “Horizon”). Un buon lavoro che ha il pregio di raggruppare gran parte delle produzioni di Grawe edite negli ultimi anni su etichette di nicchia (Sentrall, Thisisnotanexit) e di conseguenza difficilmente reperibili.

-Various “Full Body Workout Vol. 4” (Get Physical Music): sono già passati quattro anni da quando la Get Physical Music, tra le labels tedesche che si sono ritrovate, forse inaspettatamente, a cogliere i frutti di tutto quel che è accaduto dopo il completo abbattimento del muro che separava house e techno, varò il progetto “Full Body Workout”. Questo nuovo appuntamento è fatto di musica essenziale ed asciutta, così come la moda del momento vuole (o impone?), incentrato nel ritmo e nelle percussioni che pare stiano recuperando terreno nelle produzioni da club dopo un periodo di assenza assoluta. Quattordici le presenze, quasi tutte di alto calibro (Jona, Gavin Herlihy, Italoboyz, Williams) ma tra cui si distinguono meglio quelle di Lopazz, Elektrochemie, Dakar (si, è quello di Dakar & Grinser) e Djuma Soundsystem che, con la sognante “Small Fries”, sembra ripercorrere il percorso tracciato da Loco Dice con “Flight LB 7475” (Ovum, 2006).

Electric greetz

DJ GIO MC-505

Giosuè Impellizzeri

Giornalista musicale, consulente per eventi, reporter per festival internazionali, produttore discografico, A&R e promoter per una label, autore della colonna sonora di un videogame, autore di un libro dedicato alla Dance anni Novanta, selezionatore e redattore di shows radiofonici, Dottore in Beni Culturali: tutto in uno. Giosuè Impellizzeri da un lato, DJ Gio MC-505 dall'altro. Le prime recensioni appaiono su una fanzine, nel 1996. Dopo quattro anni inizia il viaggio che si sviluppa su testate cartacee e sul web (TheDanceWeb, Cubase, Trend Discotec, DiscoiD, Radio Italia Network, TechnoDisco, Jay Culture, Soundz, Disc-Jockey.it, Basebog, La Nuit, Jocks Mag, AmPm Magazine). Ogni anno dà vita ad oltre seicento pubblicazioni, tra articoli, recensioni ed interviste realizzate in ogni angolo del pianeta. Tutto ciò gli vale la nomina, da parte di altri esponenti del settore, di 'techno giornalista', rientrando tra i pionieri italiani del giornalismo musicale sul web. Nel 2002 fa ingresso nel circolo dei DJs che si esibiscono in Orgasmatron, contenitore musicale di Radio Italia Network, proponendo per primo in un network italiano appartenente alla fascia del mainstream un certo tipo di Electro, imparentata con la Disco, il Synth Pop e la Techno. Nel medesimo periodo conduce, per la stessa emittente e in particolare per il programma di Tony H e Lady Helena, la rubrica TGH in veste di inviato speciale alla ricerca di novità musicali provenienti da tutto il mondo. Per quel che concerne la sfera della produzione discografica, dopo le demo tracks realizzate nella seconda metà degli anni Novanta, incide il primo EP tra 2001 e 2002, "Android's Society", che contiene "Commodore Generation", remixata dai finlandesi Ural 13 Diktators, finita nella top-ten dei più suonati sulle passerelle di moda milanesi e supportata da nomi importanti tra cui Tampopo, David Carretta, Vitalic, Capri, DJ Hell e Romina Cohn. La storia continua con altre esperienze, vissute prima tra le mura della H*Plus di Tony H ("Tameshi Wari EP" e "Superstar Heroes EP") e poi tra le fila delle tedesche Vokuhila ("Engel Und Teufel EP", con "El Diablero" remixato dagli Hong Kong Counterfeit e Maxx Klaxon), 38db Tonsportgruppe ("Borneo EP", col remix Electro Disco di Chris Kalera) e della slovena Fargo (col rombante "Technomotor EP"). Dal 2005 al 2008 affianca Francesco Passantino e Francesco Zappalà nella conduzione della Tractorecords e della Laboraudio, digital-label concepita come laboratorio di musica finalizzata alla valorizzazione di artisti appartenenti al sottobosco creativo. Poi collabora col bolognese Wawashi DJ (oggi nel chiacchierato progetto Hard Ton) per "Gary Gay", si lascia remixare dallo svedese Joel 'Jor-El' Alter ("Stroboscopic Life"), partecipa al "The Church Of Pippi Langstrumpf" su Dischi Bellini e viene invitato dall'etichetta berlinese Das Drehmoment a prendere parte al progetto "Rückwärts Im Uhrzeigersinn" insieme ad altri artisti di spessore internazionale tra cui Kalson, Replicant, Makina Girgir, Starcluster e Polygamy Boys. Nel 2010, dopo nuove esperienze discografiche ("Gaucho", su Disco Volante Recordings, coi remix di Gabe Catanzaro, Hard Ton, Valyom & Karada, Midnight Express e Bangkok Impact, e "The World In A Pocket EP", su Prodamkey/Analog Dust, avvalorato dalle versioni di -=UHU=-, Alek Stark, Downrocks, Snuff Crew, Gesloten Cirkel e Metacid), diventa free lance per DJ Mag Italia, versione italiana della celeberrima testata editoriale inglese dedicata alla musica elettronica e alla DJculture. In parallelo fonda, con l'amico Mr. Technium, la Sauroid, etichetta che si propone come punto di raccordo e diffusione di diversi stili tra cui Acid House, Italo Disco, Electro, Nu Rave e Chiptune.

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