Orlando Voorn – Black Diamond (Out-Er)

Orlando Voorn - Black Diamond Di diritto tra i nomi europei di maggior peso in ambito Techno, Orlando Voorn, vincitore del DMC olandese nel 1986, vanta numerosissime uscite tra cui val davvero la pena rammentare “Flash”, firmato come Fix e pubblicato nel ’92 dalla KMS di Kevin Saunderson. Nel nuovo Album, affidato alla neonata Ou-Ter di Simone Gatto, l’autore incastra leggiadrie melodiche in ritmi agitati, ottenendo un risultato finale che, almeno in un paio di casi, è tripudiante. Si parte dal retrogusto celestiale di “Rewind”, dove le sottili membrane del beat incorniciano un paradisiaco innesto di pad, per poi passare alla sobbalzante “Black Diamond”, che dopo la prima parte in modalità beatless si inarca sotto la spinta di marcianti 4/4, e “Relaxation”, ancor più impetuosa, rotatoria e sferzante. Massicciate ritmiche cingono vene (vagamente) acide in un inarrestabile crescendo (“Acid Trip”), e lo stesso schema viene riproposto in “Travelling Through The Speed Of Time” ma con l’effetto sopito da una meno marcata linea percussiva. “Shifter Bass” fa volare a Detroit, con rimembranze di Terrence Parker, Moodymann e Theo Parrish, e la Hi-Tech Soul Mix di “Morning Dawn” raggiunge quella simbiosi tra voglia di futuro ed ammissione di spiritualità tipica della famiglia Underground Resistance, a cui Voorn probabilmente qui paga il tributo. “Gain Upwards” è una specie di “Circus Bells” del 2000 (Robert Armani docet), “Highway Soul”, tra le più rilassate della tracklist, offre un andamento Funk che la rende particolarmente appetitosa, “Hydrotech” è un altro siluro technoide che attinge dalla cultura della Rave age. Chiudono la tantrica “Morning Dawn” e la strisciante “Ravers Of The Lost Funk”. Un Album ubicato tra tempesta e sereno, tra luci ed oscurità. Completa il tutto l’artwork di Giacomo Maragliulo.

Giosuè Impellizzeri

Giornalista musicale, consulente per eventi, reporter per festival internazionali, produttore discografico, A&R e promoter per una label, autore della colonna sonora di un videogame, autore di un libro dedicato alla Dance anni Novanta, selezionatore e redattore di shows radiofonici, Dottore in Beni Culturali: tutto in uno. Giosuè Impellizzeri da un lato, DJ Gio MC-505 dall'altro. Le prime recensioni appaiono su una fanzine, nel 1996. Dopo quattro anni inizia il viaggio che si sviluppa su testate cartacee e sul web (TheDanceWeb, Cubase, Trend Discotec, DiscoiD, Radio Italia Network, TechnoDisco, Jay Culture, Soundz, Disc-Jockey.it, Basebog, La Nuit, Jocks Mag, AmPm Magazine). Ogni anno dà vita ad oltre seicento pubblicazioni, tra articoli, recensioni ed interviste realizzate in ogni angolo del pianeta. Tutto ciò gli vale la nomina, da parte di altri esponenti del settore, di 'techno giornalista', rientrando tra i pionieri italiani del giornalismo musicale sul web. Nel 2002 fa ingresso nel circolo dei DJs che si esibiscono in Orgasmatron, contenitore musicale di Radio Italia Network, proponendo per primo in un network italiano appartenente alla fascia del mainstream un certo tipo di Electro, imparentata con la Disco, il Synth Pop e la Techno. Nel medesimo periodo conduce, per la stessa emittente e in particolare per il programma di Tony H e Lady Helena, la rubrica TGH in veste di inviato speciale alla ricerca di novità musicali provenienti da tutto il mondo. Per quel che concerne la sfera della produzione discografica, dopo le demo tracks realizzate nella seconda metà degli anni Novanta, incide il primo EP tra 2001 e 2002, "Android's Society", che contiene "Commodore Generation", remixata dai finlandesi Ural 13 Diktators, finita nella top-ten dei più suonati sulle passerelle di moda milanesi e supportata da nomi importanti tra cui Tampopo, David Carretta, Vitalic, Capri, DJ Hell e Romina Cohn. La storia continua con altre esperienze, vissute prima tra le mura della H*Plus di Tony H ("Tameshi Wari EP" e "Superstar Heroes EP") e poi tra le fila delle tedesche Vokuhila ("Engel Und Teufel EP", con "El Diablero" remixato dagli Hong Kong Counterfeit e Maxx Klaxon), 38db Tonsportgruppe ("Borneo EP", col remix Electro Disco di Chris Kalera) e della slovena Fargo (col rombante "Technomotor EP"). Dal 2005 al 2008 affianca Francesco Passantino e Francesco Zappalà nella conduzione della Tractorecords e della Laboraudio, digital-label concepita come laboratorio di musica finalizzata alla valorizzazione di artisti appartenenti al sottobosco creativo. Poi collabora col bolognese Wawashi DJ (oggi nel chiacchierato progetto Hard Ton) per "Gary Gay", si lascia remixare dallo svedese Joel 'Jor-El' Alter ("Stroboscopic Life"), partecipa al "The Church Of Pippi Langstrumpf" su Dischi Bellini e viene invitato dall'etichetta berlinese Das Drehmoment a prendere parte al progetto "Rückwärts Im Uhrzeigersinn" insieme ad altri artisti di spessore internazionale tra cui Kalson, Replicant, Makina Girgir, Starcluster e Polygamy Boys. Nel 2010, dopo nuove esperienze discografiche ("Gaucho", su Disco Volante Recordings, coi remix di Gabe Catanzaro, Hard Ton, Valyom & Karada, Midnight Express e Bangkok Impact, e "The World In A Pocket EP", su Prodamkey/Analog Dust, avvalorato dalle versioni di -=UHU=-, Alek Stark, Downrocks, Snuff Crew, Gesloten Cirkel e Metacid), diventa free lance per DJ Mag Italia, versione italiana della celeberrima testata editoriale inglese dedicata alla musica elettronica e alla DJculture. In parallelo fonda, con l'amico Mr. Technium, la Sauroid, etichetta che si propone come punto di raccordo e diffusione di diversi stili tra cui Acid House, Italo Disco, Electro, Nu Rave e Chiptune.

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