#107 -Nasce la label dei Cephalonya [25-06-2006]

Dietro Cephalonya opera il duo di dj-producers composto da J. Knocker ed Ab-x. Fondato nel 1997, il progetto prende ispirazione dal nome dell’isola greca in cui sono nate le principali idee dei giovani perugini. In un arco di quasi un decennio la crew ha dato avvio a numerose collaborazioni gettando le basi per vere e proprie strutture capaci di diffondere il proprio sound e quello di tanti dj’s che vantano un’idea avanguardista della musica elettronica. Tra queste sicuramente Radio Orion, nata nel 2001, che ha precorso metodi e tecnologie ancora inesplorate in Italia come quella della web-radio. Divenuta vero punto di riferimento per tutti gli appassionati di musica alternativa, Radio Orion è recentemente sbarcata anche sull’etere attraverso una ventina di emittenti locali che ogni settimana diffondono sulle proprie frequenze il programma Orionair. Fatte queste doverose premesse, si passa ora al progetto più recente dei Cephalonya ovvero quello della creazione di una propria struttura discografica fatta da più etichette attraverso le quali verranno proiettati sul mercato prodotti che abbracceranno la musica elettronica nella sua forma più estesa. Lasciandosi alle spalle le trascorse esperienze con la laziale Shine e con la canadese Ascend, il duo crea la Load Recordings in collaborazione con Andrea Romani, Dj Soch e Maffei. Come già preannunciato la label si biforca anche in due sussidiarie, la Load House e Load Trance. Il #001, pubblicato già da diverse settimane, è stato "The Dancer" di Andrea Romani che ha concentrato dentro sè un mix tra minimal-electro, tech-house e progressive. Ma il calendario è ricco di nuove uscite: a breve uscirà "The Moon Landing" ad inaugurare la Load Trance seguito da "Flight 03", "Chicago" e "Gedanken" per la Load House. Così anche i Cephalonya intraprendono la carriera discografica facendosi largo grazie ad esibizioni live in Italia ed oltre i confini come il tour "Italian Style" che li ha portati ad esibirsi recentemente in Terra brasiliana.

-Aa.Vv. "Urbi et Orbi" (Minimal Rome): #004 per la stupefacente label romana guidata da Feedback e Composite Profuse che per l’occasione intraprendono una joint-venture con un paio di producers nordeuropei. La partnership è resa viva dalla comune passione per i macchinari hardware dai quali scaturiscono scintille electroidi che spianano la strada ad una sorta di new-wave rivisitata in chiave moderna. Da "Diluvio" di Feedback a "Drafting Devices" di Kobol Electronics, da "Caimano Bianco" di C-34 a "Definitivw Neglet" di Composite Profuse sino ai bassi pulsanti di "Science Girl" dello svedese Luke Eargoggle e al mondo dark di "The Call" dell’olandese Ra-X. Tra materie ferrose e plastiche si ode anche un’eco di stampo drexciyano che fa di questa release italiana qualcosa di incredibilmente ammirevole.

-Dexter vs Bass-A-Rani "Boogie Chase" (Nature): un buon compromesso tra techno, acid, pfunk ed electro questo nuovissimo 12" sulla capitolina Nature. Da un lato l’olandese Remy ‘Dexter’ Verheijen, dall’altro il romano Marco Passarani, uniti nel segno di due tracce che mirano soprattutto al groove tralasciando (per fortuna) le scarne misure dell’ormai snervante minimal. La mia preferenza cade sull’Original, un tune stupefacente nel quale è possibile ritrovare i tratti ‘somatici’ di Klakson e Pigna. Un mix davvero gustoso partorito sull’asse Italia-Olanda.

-Sergej Auto "Chasing White Line Junkies" (Saasfee): dopo un breve periodo di assenza torna a farsi sentire il bravo Sergej con un disco differente dal marasma che il mercato di oggi ci propone di continuo. La title-track lascia scorrere un lungo trip fatto da bassi che s’ingrossano e spingono con forza alle pareti del groove. Ma il meglio è inciso sul lato b grazie alle splendide "Giants" ed "Hello People" con le quali l’autore propone una sorta di funk mutante molto vicino allo stile dei finlandesi Putsch ’79 ma con un’attitudine più electro e meno house. Presto arriverà anche l’album, "We Are Giants", sempre su Saasfee, la stessa dalla quale venne fuori, ormai sette anni or sono, "Socialpark" dei Milch.

-Alexander Kowalski "Changes" (Different): tempo del nuovo lp (il quarto dopo "Echoes", "Progress" e "[response]") per Alexander Kowalski, genio indiscusso di una funzionale deep-techno nata in seno al sound di Chicago e Detroit e poi evolutasi attraverso il germogliare della nuova electro di matrice teutonica. Inizialmente annunciato su Kanzleramt ed ora inspiegabilmente finito nel catalogo della belga Different, "Changes" racchiude dieci tracce inedite di tech-house futurista tinteggiata, come tradizione vuole, dal suono deep. Da "She’s Worth It" a "So Pure", da "Start Chasing" a "What U Gonna Do", da "Your Affection" a "The Path To Zero" passando per "Can’t Hold Me Back", "My Truth" e "House Of Hell", prima ad essere estratta come singolo e potenziata dalla magica voce di Can "Khan" Oral noto anche come Capitaine Comatose.

-Aa.Vv. "Minimal Toolz" (Dub Recordings): la label lombarda ci riprova affidandosi nuovamente ad un progetto di matrice minimal e post-house, i due stili che hanno piegato la house cantata, la techno dalle velocità elevate e la dance di facile consumo che pare ormai eclissata. Geometrismi musicali si ritrovano nei pezzi di Ivan J, Roberto Clementi, Morgan Cardinale, Joyfull Family, C.F.L., Dj Dandi & Ugo (recentemente approdati alla Lasergun di Savas Pascalidis) e l’oncho Luca De Ponti appartato dietro gli pseudonimi L.D.P. e Schmutzig. Una raccolta non molto accesa dal punto di vista creativo ma indubbiamente aderente al gusto italico che oggi vede in questa imprevedibile direzione della musica da ballo la sua preferenza assoluta.

-M3 Project "A Better Man" (Darkroom Dubs): arrivano da Londra e si chiamano Sebastian Barrymore e Dan Braine, in arte M3 Project. La loro musica ha subito attirato l’attenzione dei Silicone Soul che convogliano tre tracce sulla loro Darkroom Dubs, tra le più interessanti realtà emergenti della scena inglese. L’amore per gli anni ottanta si denota subito nella title track mentre un’impronta più acustica e legata al rock terzinato spetta a "Tumbleweed". In fondo s’incontra ancora una sorta di electro-pop con "New York". Un bel disco che potrebbe esser stato migliore se completato da un’inserzione di parti vocali.

-Karri O. "Dynamite" (Lebensfreude): il giovane producer finlandese rivede a modo suo il minimal lasciandolo cullare da una sorta di tech-house ritmica e ricca di spunti innovativi. In "Lattianpolttaja" effettua un acrobatico salto dal minimal al creepy intagliato di continuo in rumori strani, particolari interferenze captate da un improbabile radar montato sulla consolle da dj ed un groove che pulsa sempre con decisione ed impeto. In "Ruutu" poi esplodono delle singolari chitarre in un involucro electro-house meno prevedibile del solito mentre in "Dynamite" lascia trasparire influssi alla Marco Carola con vispi intrecci di beats. Una buona rivalutazione per il groove lasciato in disparte negli ultimi mesi da un numero crescente di producers.

-Aa.Vv. "The Football E.p." (Compost): samba, dub, jazz, funk, brazil, latin, afro e ska: questo il pavimento sonoro proposto da "The Football E.p.", secondo progetto immerso nel mondo calcistico (dopo il recente Marsmobil) per la Compost. La label monegasca capitanata da Michael Reinboth riscopre pezzi di rare-grooves anni settanta (Gino Washington, Acres Of Grass, Harvey Scales & Seven Sounds), li accosta all’ottima "Qualified" di Soulpatrol (Max Schneider e Michael Rütten) e si sgancia dalla dance attuale che pare ormai soggiogata solo dai suoni elettronici.

-Savas Pascalidis "Saigon Nightmare" -the remixes- (Lasergun): estrapolata dall’lp "Disko Vietnam" uscito nei primi mesi del 2005, la traccia si ripresenta in tre nuove versioni. Quella del francese Arnaud Rebotini (dei Black Strobe) infonde il classico plasticismo che fa da scenario al mix tra i tranquilli beats della house e l’irruenza della techno. Poi Frank Martiniq che preferisce dissolvere i beats e fondere i suoni dell’original in un ruvido low-fi e Richard Bartz con inediti virtuosismi del basso ed un disegno ritmico più variegato.

-Markus Lange "Ride Side" (Whirlpoolsex Music): pur non disperdendo i 4/4 scanditi da potenti casse e snares e le evoluzioni dei bassi che lanciano atmosfere a cavallo tra techno e new-wave, Markus Lange imbocca una nuova strada che prende le distanze dalle releases apparse su Pocketgame, Klash Muzik e Dirty Dancing. In "Ride Side" manca infatti la parte cantata che lascia spazio ad un costrutto di matrice techno ma intenzionalmente vissuto con animo post-house. Più intenso il remix di Paul Brtschitsch (quello che forma i Taksi assieme ad Andrè Galluzzi) che viaggia in direzioni minimal-progressive-dark. L’inizio di un nuovo iter per il talento di Forst ?

-Paul Kalkbrenner "Keule" (BPitch Control): autore di un sound che ha sfidato spesso le leggi del mercato, Paul Kalkbrenner ritorna con grovigli emozionali che però lasciano trasparire ben poco delle sue migliori prove come "Kollektiv" o la lacerante "Press On". Con questo nuovo 12" si fa spazio alla techno e alla sua tipica ciclicità sebbene squarciata in più punti da un sottile minimalismo e melodie jazzy ("Atzepeng") probabilmente ispirate da vecchie pellicole anni settanta.

-Binder vs Lambart "Spectrum" (Northbeatz Audio): i due producers rinnovano il sodalizio dopo il forte "Versus E.p." concentrando ancora l’amore per la cyclic techno (che negli ultimi tempi non se la passa molto bene) a sprazzi di electronic. Il binomio vede la presenza più accesa in "Shape Scan" mentre con "Generate To Vibrate" il groove s’infiamma e raggiunge le sponde della bastard-techno made in Uk. Vagamente tribale quell’"Overdose" e vicina alla Cluster prima maniera è "Nightlife" che mi riporta alla mente gli indimenticati Bellboy (leggi Scan Carriers). Selvaggia e coraggiosa la Northbeatz Audio di Brema che si lancia in percorsi dannatamente ritmici.

-Shahrokh "SoundofK" (Compost): altalenante come sempre tra il new-jazz e la dance, la label monegasca di Michael Reinboth fa pendere l’ago della bilancia, almeno in questa occasione, verso la seconda direzione con tre tracce a cavallo tra il deep e la minimal techno. Con l’ottima "Owlflight" si porta il ritmo coi grooves di ieri e i suoni di oggi, "Love Happens" lascia apparire una vaga vena 70’s di retro-house mentre più squadrata e geometrica è "Handtrix".

-Aa.Vv. "Copenhagen Label Collaboration" (Cph Label): si tratta di un progetto scaturito dalla collaborazione di labels danesi che si stanno facendo largo nel panorama europeo come Statler & Waldorf, Echocord, Tic Tac Toe, MIS, 3rd Floor, Tattoo e Tech-Nology. Dodici i pezzi racchiusi che seguono la strada della house moderna con tocchi di dub, reggae, electro, minimal, deep e progressive. Tra i tanti Rasmus Møbius, Mikkel Metal, Martin Decara, Pellarin, Theodor Zox e Kemi & Amox, coppia nella quale credette ciecamente anche Savas Pascalidis diversi anni fa. Le fantasticherie della house più plastica racchiuse in una sola tornata.

-Yannis Kyriakides "Worldless" (Unsounds): fuggendo a gambe levate all’oggettività del compiuto, Yannis Kyriakides realizza il nuovo album (il quinto) pensando e ragionando sulle basi della sperimentazione più accesa e svincolata dalle crude leggi del business. I pezzi del cipriota infatti fondano l’attenzione su samples estrapolati da vecchie interviste del BNA-BBOT di Brussels scardinate, sconvolte e poi rimescolate con un’incredibile tecnica su edits pazzeschi e microsuoni degni di essere associati al più esuberante lato del rumorismo. E’ come se la psicoanalisi di Freud fosse stata tradotta in un suono non-suono, il subconscio dell’uomo che parla con rumori combinati a frammenti di voci, risate e suoni onomatopeici. Un album da ascoltare per capire che la musica ha sempre qualcosa da dire. Anche quando il significato è celato da un’apparente non-senso.

Electric greetz

DJ GIO MC-505

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